Sardegna. Riemergono Giganti pugilatori. Mistero di culto che cartaginesi non abbatterono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 ottobre 2014 14:31 | Ultimo aggiornamento: 14 ottobre 2014 14:31
Sardegna. Riemergono Giganti pugilatori. Mistero di culto che cartaginesi non abbatterono

Sardegna. Riemergono Giganti pugilatori. Mistero di culto che cartaginesi non abbatterono

CAGLIARI – Prima è spuntato un Gigante pugilatore senza testa con i pugni stretti sul petto e su un fianco. Poi ne è spuntato un secondo, conservato ancora meglio, con la testa ancora sulle spalle. Due ritrovamenti nel giro di pochi giorni. Due ritrovamenti destinati a riscrivere storia e interpretazioni di un sito, quello sardo del Mont’e Prama, dove si scava ininterrottamente dal 1974.

Perché questi due Giganti, per molti aspetti simili all’infinità di frammenti ritrovati dal 1974 a oggi nello stesso posto (15 teste, 27 busti, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe, 784 frammenti di scudo) hanno qualcosa di diverso da tutti gli altri. Sono interi. Risparmiati da una forza distruttrice che ha invece smembrato tutto il resto.

Ma c’è di più. Per la precisione c’è un bronzetto nuragico ritrovato nella  tomba etrusca di Vulci (vicino Montalto di Castro, in Toscano). E quel bronzetto, datazione certa, è del IX secolo avanti Cristo, molto prima delle grandi statue della Grecia classica.

Se il legame tra il grande pugilatore acefalo sardp e il bronzetto “toscano”fosse accertato definitivamente, i Giganti diventerebbero l’esempio più antico di grande statuaria classica dell’area Mediterranea. 

La questione Giganti pugilatori è questione piena di misteri, di domande cui per ora archeologia non fornisce risposta. La prima è perché i due Giganti pugilatori, e solo loro, siano sopravvissuti alla distruzione sistematica dei cartaginesi insediati a Tharros. I studiosi su questo sono concordi: sono stati i cartaginesi a distruggere le statue giganti di Mont’e Prama. Ma questi due (e forse il terzo, ammesso che ci sia davvero un terzo pugilatore ancora sotto terra) i cartaginesi non li hanno toccati.

Ipotesi, per ora solo ipotesi: i grandi pugilatori sarebbero emblemi di un culto che i cartaginesi rispettarono perché lo conoscevano. Qualcosa di “affine” alla loro spiritualità.

A rendere il quadro ancora più complesso e affascinante ci sono le maschere. Ci sarebbe infatti un collegamento tra i Giganti e alcune maschere tradizionali sarde. Anche qui si tratta di ipotesi. A formularle il fotografo Nicola Castangia, di Nurnet, la Rete dei Nuraghi che scende nel dettaglio. I pugilatori indossasserebbero della maschere simili a quelle del Componidori della Sartiglia di Oristano, degli Issohadores di Mamoiada e dei Boes di Ottana:

Spiega il fotografo:

“Alcune teste presentano dei solchi laterali al volto che rimandano a un’ipotetica maschera applicata in particolare, oltre a Su Componidori , ho raffrontato Issohadores con la testa del pugilatore, la testa del guerriero con l’elmo cornuto con la maschera di Ottana. Queste comparazioni non vogliono affermare che i Giganti siano uguali a una determinata maschera, bensì, se i Giganti fossero mascherati si potrebbe pensare a una Sardegna mascherata fin da 3000 mila anni fa”. 

Se così fosse, spiega Paolo Gallori su Repubblica

I Giganti potrebbero dunque rappresentare figure mascherate, legate a un culto o a un rito ancestrale, di cui potrebbe restare traccia in quella tradizione che da sempre anima le strade della Sardegna nei giorni delle ricorrenze, conservando la memoria della caccia e della pastorizia, della lotta tra uomo e forze della natura, del rapporto dell’uomo con il destino, la vita e la morte. Ipotesi che, se approfondita scientificamente, potrebbe aprire nuovi scenari antropologici