“Liberate Venezia dalle pubblicità”: appello del mondo dell’arte al governo italiano e al ministro Bondi

Pubblicato il 4 Ottobre 2010 11:18 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2010 11:18

Incartata nei teloni pubblicitari Venezia suscita il disprezzo e l’indignazione di personaggi come l’architetto Norman Foster e i direttori dei maggiori musei del pianeta, come il Moma di New York, il British Museum e l’Hermitage di San Pietroburgo. Da due anni ormai “giganti ti colpiscono come un pugno in un occhio e rovinano la tua esperienza nella visita a una delle più meravigliose creazioni dell’uomo”.

La denuncia arriva dal Fondo per Venezia in Pericolo e a parlare è la presidentessa Anna Somers Cocks, che ha inviato la petizione firmata dal mondo dell’arte al governo italiano e al ministro della cultura Sandro Bondi, chiedendo di fermare lo scempio che la pubblicità sta facendo della città e il cui valore economico è nullo, infatti l’amministrazione per oscurare Palazzo Ducale si “accontenta” di 40 mila euro al mese: “meno di quello che costano due pagine di pubblicità su un giornale”, a fronte di un restauro da 2.8 milioni euro.

Se dieci anni fa il Credito Bergamasco si accontentò di un piccolo logo sul telone che ricostruiva il profilo del palazzo nascosto durante i lavori di restauro, oggi i cartelli pubblicitari degli sponsor sono alti tre metri e illuminati anche di notte, trasformando la romantica Venezia in un luna park ad alto inquinamento luminoso. Il turismo risente molto della mortificazione dei monumenti, nascosti sotto le pubblicità, tanto che Aldo Reato, presidente dell’associazione gondolieri, racconta che giunti al Ponte dei Sospiri, quando domandano dove sia Palazzo Ducale, risponde imbarazzato: “lì, sotto la pubblicità”.

L’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, spiega che la città è stata lasciata senza risorse, ma per il fondo Venezia in Pericolo questa risposta non è sufficiente, di fronte al “disappunto dei 18 milioni di visitatori che arrivano ogni anno in laguna. Hanno in testa un’idea da sogno e si trovano davanti un quadro deformato. I palazzi veneziani hanno bisogno di restauri continui, se ci si fa imprigionare nella logica della sponsorizzazione pacchiana si entra in un circolo vizioso senza fine”.