“Scherzare col fuoco”, Massimo Franco per Il Corriere della Sera

Pubblicato il 12 Novembre 2011 14:30 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2011 14:30

ROMA – Blitz quotidiano vi propone oggi come articolo del giorno quello di Massimo Franco per Il Corriere della Sera dal titolo “Scherzare col fuoco”. Uno sguardo all’interno di Pdl e Lega nel momento più delicato e le divergenze sulla nomina di Mario Monti.

Le convulsioni del centrodestra di fronte all’ipotesi del governo di Mario Monti segnalano un pericolo: che una maggioranza divisa sia tentata di scaricare sul Paese i propri contrasti interni. Gli incontri senza soluzione di continuità a Palazzo Grazioli e la spola di Umberto Bossi fra il proprio partito e la residenza di Silvio Berlusconi sottolineano la vera questione: i rapporti fra Pdl e Lega. La resistenza del Carroccio ad accettare la candidatura che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha in animo di proporre, sembra dettata da ragioni tutte «lumbard».

Per una forza disorientata, il passaggio all’opposizione può apparire la scorciatoia più comoda per ricompattarsi. L’irrigidimento notato ieri nel premier nasce probabilmente dalla preoccupazione che si spezzi un’alleanza ferrea; e che una rottura a livello nazionale provochi un «effetto domino» nelle giunte del Nord dove Pdl e Carroccio governano insieme. La fioritura di possibili alternative a quella dell’ex commissario europeo nasce dalla difficoltà di convincere i vertici leghisti a entrare nella «maggioranza di emergenza economica» progettata dal Quirinale: una soluzione obbligata ma finora incapace di ottenere il «sì» preventivo di tutti.

È vero che lo stesso Antonio Di Pietro, inizialmente a favore del voto anticipato, sta assumendo un atteggiamento più responsabile: forse anche perché i militanti dell’Idv lo hanno costretto a ripensarci; e questo toglie un argomento al «no» della Lega. Ma certamente si capta un filo di incertezza in più sull’epilogo della crisi. D’altronde, lo scenario ha subito un’accelerazione così traumatica, dopo le ripetute bocciature di Berlusconi da parte dei mercati, da resuscitare antiche ostilità contro un «governo di tecnocrati»; e resistenze aperte o larvate, a destra come a sinistra, verso una soluzione data per scontata ma vissuta come una costrizione difficile da accettare a scatola chiusa. […]