“Che fine ha fatto l’agenda digitale?” Massimo Sideri sul Corriere della Sera

Pubblicato il 22 agosto 2012 13:51 | Ultimo aggiornamento: 23 agosto 2012 9:32
Corrado Passera

Corrado Passera (Foto Lapresse)

ROMA – Che fine ha fatto l’agenda digitale annunciata dal governo Monti? se lo domanda Massimo Sideri sul Corriere della Sera. La riforma annunciata dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera è ancora lontana dall’essere realizzata.

Scrive Sideri:

In questi 12 mesi sono accadute molte cose: è stato a lungo annunciato Digitalia, il decreto legge per attuare lo switch off della rugginosa e anchilosata burocrazia pubblica. È stato avviato un processo di accorpamento dei diversi uffici istituzionali finalizzati alla smaterializzazione dei processi in un’unica Agenzia digitale che anche Bruxelles ci chiedeva. Sono stati quasi licenziati due disegni di legge parlamentari – uno del Pd e l’altro del Pdl, anch’essi saggiamente accorpati prima dell’estate – per traghettare il Paese verso una struttura più immateriale e snella, termini che possono giustamente spaventare ma che appaiono più capaci di difendere i posti di lavoro nel 2012. Si è a lungo parlato di un decreto legge ad hoc per le start up , un altro termine che rischia di voler scimmiottare la Silicon Valley, ma che racconta meglio di altri un fenomeno socio-economico già pulsante in Italia. Per inciso, anche la Confindustria con i suoi rituali quasi elisabettiani si è dotata di una gemella ‘digitale’. Tutto è stato annunciato, dibattuto e smontato come un cubo magico ma nulla è stato compiuto veramente”.

Secondo Sideri una giustificazione al ritardo c’è e sta nella lentezza della burocrazia e delle gerarchie tradizionali, lentezza eccessiva per le riforme digitali. Ma il peggiore nemico del digitale in Italia, secondo Sideri, è un altro: il pregiudizio.

“Solo poche settimane fa l’edizione inglese della testata Wired si era «dimenticata» di citare una giovane azienda italiana nella classifica delle 100 start up europee da seguire. Che sia stata una ‘dimenticanza’ è l’unica spiegazione possibile visto che JobRapido, start up milanese fondata da Vito Lomele, non può essere sfuggita all’occhio degli inglesi essendo stata acquistata pochi mesi fa proprio da un gruppo anglosassone di peso come l’editore del Daily Mail . E altre ce ne sarebbero”.(…)