Bankitalia, “procedura pasticciata”: Ferruccio De Bortoli sul Corriere

Pubblicato il 20 Ottobre 2011 - 12:00| Aggiornato il 21 Ottobre 2011 OLTRE 6 MESI FA

Mario Draghi (Lapresse)

ROMA – Silvio Berlusconi ha dato l’annuncio: il 20 ottobre ci sarà il nuovo governatore della Banca d’Italia, colui che prenderà il posto di Mario Draghi. . Berlusconi ha deciso di accelerare perché sa che è stretto in una morsa tra il ministro dell’economia Giulio Tremonti (che sponsorizza Vittorio Grilli) e il presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha fretta perché vuole piazzare un francese alla Bce. In campo per il dopo-Draghi ci sono Fabrizio Saccomanni (sponsorizzato da Bankitalia e da Berlusconi), Vittorio Grilli (su cui puntano Tremonti e il leader leghista Umberto Bossi) e Lorenzo Bini Smaghi (“è una personalità nel novero dei candidati”, secondo quanto ha detto Berlusconi).

Proprio il 20 ottobre, il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli in un editoriale di prima pagina definisce tutta la tarantella sul nome “un pasticcio” da “capolavoro” o meglio: “Un enorme groviglio. Una procedura pasticciata. Una plateale dimostrazione di mancanza di leadership e persino di dignità nazionale”.

Una vicenda surreale. La nomina del nuovo Governatore della Banca d’Italia non solo non è stata sottratta a un vergognoso gioco di veti incrociati della politica italiana, ma rischia di concludersi con l’indicazione di un candidato agevolata da un ultimatum del presidente francese. Questo senza nulla togliere alle qualità indiscusse di Lorenzo Bini Smaghi, membro della Bce che — secondo gli accordi italo-francesi — avrebbe dovuto dimettersi dall’incarico prima dell’arrivo di Draghi a Francoforte. Ma non lo ha fatto, eccependo fondate ragioni legate alla indipendenza dell’organismo , scrive De Bortoli.

E ancora il direttore del Corriere fa notare: L’avversione di Tremonti per Draghi era già di pubblico dominio e quel dualismo ha indebolito la nostra posizione all’estero al pari dell’irrilevanza dell’esecutivo sulle principali questioni europee, immagine a parte. Il presidente della Repubblica ha seguito questa procedura di nomina con attenzione e preoccupazione. Nei limiti del suo ruolo. Ne ha parlato per la prima volta con il premier il 22 giugno. Da allora ha sollecitato una decisione autonoma e personale (così prevede la legge del 2005) da presentare al consiglio superiore della Banca, che ha potere consultivo, nel rispetto della continuità e dell’autonomia di un’istituzione di garanzia così importante per il Paese. Ma, soprattutto, ha suggerito una decisione veloce. Se il premier non si fosse baloccato fra spinte diverse — Tremonti che voleva a tutti i costi il suo direttore generale Grilli, le sollecitazioni per una scelta interna, Saccomanni —, non avremmo assistito a una sguaiata lite su un ruolo così delicato, in cui tutti i politici si sono sentiti autorizzati a dire la loro mentre a Bruxelles, dove si decidevano i destini dell’euro, eravamo semplicemente assenti. Bossi è arrivato addirittura a indicare Grilli solo perché milanese.