Chris, il cecchino di Eastwood e i rimorsi dell’America. Vittorio Zucconi, Repubblica

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Dicembre 2014 10:01 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2014 10:01
Chris, il cecchino di Eastwood e i rimorsi dell’America. Vittorio Zucconi, Repubblica

Chris, il cecchino di Eastwood e i rimorsi dell’America. Vittorio Zucconi, Repubblica

ROMA – Blitz quotidiano vi propone come articolo del giorno di mercoledì 3 dicembre 2014 “Chris, il cecchino di Eastwood e i rimorsi dell’America” di Vittorio Zucconi per Repubblica.

Mi il lamento di un’armonica, quando i proiettili del «bello» cominciano a mietere i «cattivi» nella polvere irachena, ma dallo schermo escono soltanto i silenzi e i tonfi della morte che il supercecchino raccontato da Clint Eastwood sa distribuire come nessun altro. American sniper , l’ultimo suo prodotto ricavato dalle memorie del tiratore scelto Chris Kyle, accreditato ufficialmente di almeno 160 bersagli umani abbattuti in Iraq, il massimo numero di morti attribuiti a un uomo solo in guerra, è un’altra, ma certamente non ultima, stazione nel calvario della rivisitazione di quella insensata avventura chiamata Iraq (…)
Nell’autobiografia del ragazzo texano al quale il padre insegnò a 8 anni ab abbattere i cervi e al quale, vent’anni più tardi Zio Sam insegnò a centrare iracheni con la carabina a telescopio non è la violenza a opprimere, non sono i bambini usati come armi e abbattuti come soldati, a disturbare. È l’ambiguità morale di una guerra che ha devastato un nazionale lontana, che ha ucciso decine di migliaia di americani e iracheni, che ha inferto un altro colpo violentisnuto simo all’autostima e all’immagine internazionale di una nazione che fatica sempre più a considerarsi come «il buono» del film, unico fra brutti e cattivi.
Come non esiste piano di battaglia che sopravviva al primo contatto con il nemico, avvertiva il Maresciallo Von Moltke, così ogni pretesa assoluta di superiorità morale diventa rapidamente relativa al momento di scambiarsi i proiettili. E l’interesse di questo film, firmato da un sicuro patriota, da un americano di sangue vero come Clint non sospettabile, come Spielberg, di simpatie democratiche, è nel vedere come lentamente, ma inevitabilmente, l’arroganza e la sicumera dell’America 2013, quando anche gli intellettuali di sinistra si scoprivano «falchi», divengano il terrore di non avere prodotto altro che generazioni di implacabili nemici oltre mare. E migliaia e migliaia di reduci mutilati nelle membra e nello spirito.
Hollywood si sta avvicinando, con fatica, ai Kubrick, ai Coppola, agli Stone, ai Cimino dei grandi film che spalancarono l’armadio dell’assurdo entro il quale era nascosto il Vietnam, ma non ci siamo ancora. Bradley Cooper, l’attore votato «più sexy d’America» e qui nella tuta mimetica del Seal, del commando scelto al quale appartiene, tenta di spiegare a sé e a noi che lo guardiamo (il film sarà in sala il 1° gennaio) che Chris Kyle, il più formidabile assassino autorizzato nella storia della nazione, lo faceva per salvare la vita ai compagni. Che nel suo mirino telescopico dai tetti, come nello sguardo di un angelo vendicatore, si vedevano benissimo dove stessero i belli, i buoni, i cattivi, ma si capisce che non ci crede lui, non ci crede Clint, e non ci crede chi, come me, lo ha visto in anteprima ieri a New York (…) La sconfitta morale, quell’essere trascinati nello stesso pozzo dal quale si vorrebbero strappare gli altri, è dentro, non sul campo. Non sono la libertà, la democrazia, la Costituzione gli obiettivi che un commilitone del supercecchino vuole riportare a casa, ma un bel brillante di valore comperato a poco prezzo da una famiglia di iracheni in fuga, che userà per chiedere alla ragazza di sposarlo, senza riuscirci. Neppure ci possono essere musiche di Morricone o dei Doors o degli Stones ad accompagnare questo viaggio, perché la morte che il cecchino, l’ispettore Callaghan del deserto, porta è una morta silenziosa, dove lo schiocco del colpo arriva dopo il proiettile che viaggia al doppio della velocità del suono. Si spara, si muore, ci si affloscia senza contorsioni teatrali e tutti possono essere oggi cervi e domani cacciatori. Come Chris Kyle, il killer infallibile, ucciso da un ex Marine come lui, uscito matto, mentre facevano tiro al bersaglio in Texas al sicuro di quella patria che loro avevano saputo difendere da tutti, meno che da se stessa.