“Il Tramonto dei parametri finanziari”: Deaglio per la Stampa

Pubblicato il 24 Aprile 2012 13:01 | Ultimo aggiornamento: 24 Aprile 2012 13:01

ROMA – Mario Deaglio, economista italiano, spiega su La Stampa la sua teoria sul “Tramonto dei parametri finanziari”. L’andamento delle Borse mondiali per l’economista è il sintomo di uno “sfaldamento” della globalizzazione economica. Dietro al tonfo delle Borse non vi sarebbe però l’economia, ma la politica. La vittoria di Francois Hollande al primo turno su Nicolas Sarkozy, che rappresenta una sconfitta anche per la Germania. L’appoggio di Angela Merkel non è servito, anzi. La Merkel incarna per Deaglio “l’ortodossia economico finanziaria”, per cui il tramonto sembra essere ormai giunto. Questo è l’articolo del giorno che vi proponiamo.

“La caduta generalizzata delle Borse mondiali nella giornata di ieri rappresenta un sintomo importante dei gravi pericoli di sfaldamento di quell’ampia e sofistica costruzione che è la globalizzazione economica. E questo non tanto per l’entità – pur molto importante su alcune piazze europee tra cui Milano – quanto per i motivi della caduta, ossia per ciò che vi sta dietro. I tradizionali fattori economici si intrecciano infatti con fattori politici nel delineare un quadro in movimento in cui i pilastri della collaborazione internazionale e della stabilità interna vengono duramente posti in discussione.

L’avvenimento al quale si attribuisce la maggiore influenza sui listini è naturalmente il risultato del primo turno dell’elezione presidenziale francese con l’affermazione dell’estrema destra di Marine Le Pen e la, almeno temporanea, sconfitta del presidente Nicolas Sarkozy. Dietro Sarkozy, però, la vera sconfitta è Angela Merkel, che aveva appoggiato, in maniera molto pesante, il presidente uscente. Merkel rappresenta naturalmente l’ortodossia economico finanziaria, con il suo forse ipotetico – obbiettivo di bilanci ordinati da raggiungere attraverso sensibili sacrifici.

In realtà, il grande disegno di una normalizzazione finanziaria rappresentato dal «patto fiscale» tra venticinque Paesi europei, faticosamente varato meno di due mesi fa, sarà sicuramente rimesso in discussione da una vittoria dei socialisti di François Hollande che, se conquisterà l’Eliseo, lo farà con l’aiuto determinante del «partito della sinistra» di Jean-Luc Mélenchon: nessuna simpatia per i mercati da queste parti, ma anzi una dichiarata avversione per la finanza internazionale, un’antipatia per l’euro e una forte insofferenza per la stabilizzazione economico-finanziaria europea voluta dai tedeschi.

Non vanno però trascurate le altre componenti della caduta di ieri, in modo particolare l’apertura di una crisi di governo in Olanda determinata da un contrasto sui tagli alla spesa pubblica. I mezzi di informazione seguono assai poco le vicende del Paese dei «Mulini a vento» e per questo molti lettori si stupiranno nell’apprendere che l’Olanda, uno dei simboli del perbenismo, una delle icone di una società europea ordinata e bene organizzata, si è retta per oltre 18 mesi con un traballante governo di minoranza di centrodestra, sostenuto dall’esterno da un imbarazzante partito di estrema destra.[…]”