Edward Snowden, il fantasma dell’aeroporto di Sheremetyevo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2013 6:40 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2013 19:44
Edward Snowden, il fantasma dell'aeroporto di Sheremetyevo

Edward Snowden, il fantasma dell’aeroporto di Sheremetyevo (Ap-LaPresse)

MOSCA – Tonia Mastrobuoni de La Stampa è andata all’aeroporto di Sheremetyevo, Mosca, sulle tracce di Edward Snowden, la spia più ricercata del mondo.

Non l’ha trovato: il suo reportage, che Blitz quotidiano vi propone come articolo del giorno, è la cronaca di un fallimento:

“Sincero o mitomane? Stanislav sgrana gli occhi: «Giuro!», esclama, «gli ho dato dell’acqua, un bicchiere d’acqua per la precisione. Passa spesso qui per andare nell’area fumatori, all’altezza dell’imbarco 31». È la zona degli aerei per l’Italia. Ci appostiamo lì quasi un’ora ma niente, la barbetta bionda di Edward Snowden non si vede. O è un fumatore molto misurato o Stanislav ha mentito. Del resto, l’ex informatico che ha sollevato il più grande grattacapo per Obama con le rivelazioni sugli spionaggi americani, è qui all’aeroporto di Sheremetyevo da un mese. Forse se ne andrà domani, dicono i suoi avvocati. Dovrebbe ottenere l’autorizzazione a lasciare l’area transiti. Ma il fatto è che nessuno è riuscito mai a parlarci, a parte le Ong con cui ha organizzato una conferenza qualche giorno fa.

L’unica cosa certa è che l’americano può trovarsi solo in tre posti al mondo. O qui, nel terminal dove lavora Stanislav, il «D», o negli altri due dove può stare senza visto e passaporto, «E» e «F». Ed è ovvio che attorno alla sua presenza, anzi, alla sua assenza, si stiano accumulando un po’ di leggende. Snowden, in un certo, senso, è il contrario di Mehran Karimi Nasseri, che aspettò un visto per otto anni all’aeroporto Charles-De-Gaulle e ispirò il film di Spielberg «The Terminal». L’iraniano era diventato una vera e propria istituzione, all’aeroporto parigino. Snowden, qui all’aeroporto di Mosca, è un fantasma.

Ma inutile prendersela con Stanislav, che afferma anche di avergli sentito dire che «ama la Russia». Il cameriere ha già la sfortuna di dover indossare una t-shirt a strisce bianche e rosse un cappello verde da tirolese con tanto di piuma, perché così vuole il posto dove lavora, un fast food punkeggiante che si chiama «It’s Always Friday», «È sempre venerdì».

Un nome che deve suonare molto divertente, per un uomo costretto a passare ogni giorno qui, in attesa di un Paese che si impietosisca ad accoglierlo. Eppure Snowden ogni tanto mangia nel gemello di «È sempre venerdì», che è un po’ più grande e si trova qualche imbarco più giù, sostiene Stanislav. Lì una ragazza, un po’ esitante, dice effettivamente di averlo visto un paio di volte al tavolo. Poi incrocia lo sguardo di un collega che la fa ammutolire. E a noi non resta che cambiare terminal.

Di costruzione recente, il terminal «E» è un manifesto contro la recente barbarie di dotare ogni stazione o aeroporto con poltroncine separate da ingombranti divisori, per impedire alla gente di dormire in santa pace. Distese enormi di moquette consentono lunghi e comodi riposi ai passeggeri in attesa. Soprattutto, oltre a un Burger King e una birreria irlandese in stile, con tanto di alcolista appeso al bancone, c’è l’unico albergo dei tre terminal. Dopo un giro di ricognizione nel fast-food e tra le pinte di Guinness dove tutti annuiscono quando mostriamo la foto di Snowden, ma nessuno sembra averlo visto di recente, entriamo. Ci mettiamo un po’ a trovare l’ingresso del Capsule Vozdushny Express, minuscolo e mimetizzato in una foto della terra vista dallo spazio. Ad accoglierci, una ragazza con una strepitosa pettinatura in stile Doris Day. Maria ci spiega in tre minuti perché il mondo intero sbagli a pensare che Snowden sia nascosto nell’unico albergo sulla faccia della terra dove può essersi nascosto. L’obiezione che molti giornalisti lo hanno aspettato qui davanti, per giorni, non la intimidisce: «Con me non hanno parlato, altrimenti avrei spiegato quello che spiego ora a lei. Qui Snowden non ha mai dormito».

Il motivo è semplice. Al Capsule si pagano tra 350 e 420 rubli all’ora (circa 8-10 euro, ndr), ma il massimo è 23 ore, «non un minuto di più», spiega. Snowden, dunque, non può essere qui. […]