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Fidel Castro (foto), “L’autunno triste del patriarca”, di Mimmo Candito, La Stampa

ROMA – Fidel Castro, “L’autunno triste del patriarca”, di Mimmo Candito, La Stampa. “Quantum mutatus ab illo”: scomoda l’epica Mimmo Candito, decano degli inviati di razza del giornalismo italiano, per descrivere il ritorno in pubblico di Fidel Castro, stanco, ingrassato, invecchiatissimo. E’ ancora lui l’inflessibile e barbuto eroe della rivoluzione permanente? Non la memoria delle sue imprese (comunque la si pensi) si legge sul suo volto, piuttosto le devastazioni inesorabili del tempo che passa.

quanto diverso, questo vecchio infagottato in una palandrana pesante, al collo la sciarpa similmilitare, i capelli spettinati di chi passa il proprio lungo tempo a letto, e il bastone che regge un passo difficile e lento. Quantum mutatus dal guerrigliero barbuto, vigoroso, spavaldo. (Mimmo Candito, La Stampa)

Ma anche la commiserazione ha un limite.

Com’è triste l’autunno del patriarca, quando svela senza più inganni la decadenza della vecchiaia. E potrebbe anche muovere la nostra commiserazione se non ricordassimo, però, che alle spalle della piccola folla cortigiana della foto c’è la storia di migliaia di uomini qualunque che sono stati ammazzati o sono finiti – e ci sono tuttora – in galera soltanto perché nel mito libertario della rivoluzione hanno continuato a credere, e comunque volevano soltanto dire che nei loro giorni senza qualità la scelta di pensare e parlare dovesse poter manifestarsi senza paure, senza ricatti, senza la pressione di un conformismo obbligato. (Mimmo Candito, La Stampa)

La contraddizione tra pietà umana e giudizio storico, uno “strappo insanabile” tra mito e azione politica. La necessità della condanna di un dittatore regola i conti anche contro le pretese di immunità della vecchiaia. L’esibizione del leader in disgrazia fisica, un derelitto solo bisognoso di aiuto, è un passaggio storico decisivo anche per Cuba.

E però, questa stessa foto è anche un testimone drammatico del tempo che muta: mai, prima, si sarebbe neanche immaginato di far vedere il Líder Máximo nella povertà miseranda d’un senilità comune, nemmeno al tempo della sua grave malattia quando i fotogrammi rendevano comunque atto di condizioni ancora vigorose, d’un potere che non vacilla. Oggi il guerrigliero è stanco, e il regime ha la forza di farlo vedere nella sua povera umanità. Il cambio ha consumato l’estetica dell’apparenza. (Mimmo Candito, La Stampa)

(Foto LaPresse)

 

 

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