Francesco Merlo. Matteo Renzi: “Spocchia e marketing, sciupa il cambiamento”

Pubblicato il 7 gennaio 2014 7:52 | Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2014 23:12
Francesco Merlo. Matteo Renzi: "Spocchia e marketing, sciupa il cambiamento"

Matteo Renzi: con il modello Amici non si governa né il Pd né l’Italia

Matteo  Renzi comincia  a stufare, o meglio, il suo modello di celluloide comincia a accartocciarsi,  e i giornalisti più sensibili e che possono permettersi di essere liberi e sfidare le preferenze padronali cominciano anche a scriverlo. Francesco Merlo di Repubblica è tra questi e il suo articolo di domenica 5 gennaio è un piccolo capolavoro di analisi politica, acutezza e levità. Lettura preoccupante, che dovrebbe entrare nella lista di ogni elettore. A cominciare dal titolo:

Spocchia contro i compagni e marketing così Renzi può sciupare il cambiamento- Dalla bici al panino glamour, i simboli del “politico alla mano”.

Difficile tagliarne qualche riga:

“Il Pd che ostenta lo snack Eataly non sta più per “Partito democratico”, ma per “Panino democratico”. E il «Fassina chi?» con cui Renzi ha liquidato il viceministro è rivelatore di un’arroganza pericolosissima”.

Pessimo

“quel marchio Eataly esibito sul pranzo a sacco («packed lunch» lo chiama Renzi) durante la pausa (anzi il «break») della riunione della segreteria”.

E più sotto:

“Non si era mai vista, neppure ad Arcore, la pubblicità del cibo dell’uomo- marketing, l’amico Oscar Farinetti che sarà pure di sinistra ma è innanzitutto un imprenditore del cibo che deve vendere anche panini. […] «È un Rinascimento in salsa tonnata» è stata la folgorante definizione dello scrittore Tomaso Montanari, che non è Roberto Gervaso, e non è neppure il povero Fassina, che ieri si è dimesso”.

Ancor più che pessimo il tono usato da Renzi con Stefano Fassina:

“La solita protervia del parvenu”

stile Calogero Sedara di gattopardesca memoria

“nel prendere finalmente possesso dei palazzi maltrattando gli antichi proprietari!.

Il confronto è con Berlusconi il cui

“orrendo partito di plastica umiliò la grande tradizione del moderatismo italiano”,ù

ora sembra essere arrivato il momento del

“partito-salsamenteria”.

La rottamazione, constata con amarezza Francesco Merlo, non più quella

“dei dinosauri ma dei dissidenti e dei non plaudenti come Fassina, sta umiliando la storia della sinistra italiana. Per essere più chiari: si capisce che Renzi combatta la vecchia nomenklatura, ma Fassina è nuovo quanto lui”.

Seguono parole sprezzanti:

“Forse nell’imprinting e nel marchio d’origine, il Berlinguer di [Fassina] dovrebbe contare almeno quanto il Fonzie di [Renzi]”.

“Siamo in Italia e anche la spocchia ha la sua tradizione e i suoi precedenti. Ebbene nel «Fassina chi?» si riverbera il supponente «Michele chi?» che, pronunziato contro Santoro, negò la stessa evidenza della tv, quella di essere popolare, e ritorna anche il «Craxi chi?» che costò ad Occhetto la sconfitta definitiva.

“Rischia davvero, il segretario, di sciupare il cambiamento, sia con gli sbotti di boria, sia con lo stile.  […]

La scenografia giovanilistica di Renzi sta volgendo subito al kitsch, con quei grandi cartoni di cibo griffato e quel dettaglio di piccola onestà ostentata: «abbiamo pagato con i nostri soldi», «sono costati solo 17 euro». E anche il tavolo ingombro di cavetti, iPhone e computer Mac, più che a una sessione politica faceva pensare al tavolo nerd di Wikileaks, un “tu vo’ fa’ l’americano” senza più il risarcimento finale dei maccheroni.

“C’è pure il nome Renzi sul muro, con la R stilizzata, che aveva già scatenato i sarcasmi dei militanti (“webnauti” nel gergo “easy” del nuovo Pd). Sembrano scopiazzature delle scene di Altman sull’America, dove il presidente- parodia è sempre sponsorizzato, spinto da interessi privati.

[…]

Ha ragione Fassina: Renzi si autocelebra e si fa del male rendendo “cool” il panino di Farinetti, anzi «la filosofia Farinetti» corregge lui.

[…]

“Matteo Renzi va salvato dalla deriva outlet, ma anche dall’abuso di anglicismi da blackberry, i cui ultimi vagiti sono il “job act” e la “civil partnership”.

“Già ci aveva fatto sorridere la convocazione delle riunioni alle 7.30 a. m., con tutta quella retorica sul mattino che ha l’oro in bocca. Erano questi gli orari andreottiani, tipici dei padroni delle preferenze, Gaspari, Gava e tutta la Dc austera che così fregava i gaudenti nottambuli socialisti, Martelli e De Michelis, i quali andavano a letto quando cominciava la riunione: «coricati presto e levati di buon mattino / se vuoi gabbare il tuo vicino».

[…]

“Anche la bicicletta, infine, che è un mezzo meraviglioso, sta diventando un vezzo di nuovismo, la parodia dell’essere alla mano. Il nuovista pedala, straparla l’inglese (che in realtà non conosce abbastanza) e insulta tutti, ma soprattutto i galantuomini come Fassina.

“Se si escludono qualche timido tweet di solidarietà (Chiara Geloni), e l’intervento di Cuperlo, che è stato suo avversario ed esige «il rispetto delle persone», solo Matteo Orfini ha parlato chiaro, semplice e diretto: «Renzi, sei il segretario del Pd, basta fare il guascone». Il silenzio degli altri, tutti renziani entusiasti dall’obbedienza pronta, cieca e assoluta, in un solo pomeriggio ha invecchiato il cambiamento. Il conformismo infatti è l’abito più antico del potere, l’ermellino che consacra la regalità provvisoria del vincitore di passaggio”.