Il generale al Sisi nuovo Nasser in Egitto, Fratelli affogati nel fanatismo

Pubblicato il 17 Agosto 2013 15:39 | Ultimo aggiornamento: 17 Agosto 2013 15:39
Il generale al Sisi nuovo Nasser in Egitto, Fratelli affogati dal fanatismo

Bernardo Valli: cronaca e commento per capire la crisi in Egitto

Due articoli di Bernardo Valli su Repubblica aiutano a capire la complicata situazione che si è determinata in Egitto. Le cronache di Bernardo Valli uniscono il racconto dei fatti del momento a scenari e interpretazioni che aiutano a capire oltre quel che gli occhi e le telecamere vedono.

Il primo articolo è del 15 agosto, quando Bernardo Valli ha scritto:

“Più che spaventata, il Cairo, l’imponente, superba città sul Nilo mi sembra contrita. Pentita. Il dramma dei Fratelli musulmani che si consuma nelle due isole ribelli, Nadah e Rabaa, è la conseguenza della grande illusione accesa dalla loro irruzione sulla ribalta della rivoluzione e poi del potere attraverso i liberi voti degli egiziani.

“E adesso gli elettori delusi, frustrati, dal rapido fallimento, non scendono nelle strade, per soccorrere o infierire contro i ribelli. Chiudono porte e finestre, per non vedere la fine dei loro eroi di ieri, rappresentati da alcune migliaia di uomini e donne, venuti dai sobborghi o dal paese rurale. Affascinati dall’idea del martirio. I cairoti vivono il massacro appunto come una doppia espiazione. Quella dei Fratelli musulmani per i loro errori, e quella degli egiziani che li hanno votati per le loro illusioni.

“Un mio accompagnatore egiziano dice impietoso che i Fratelli musulmani «sono affogati nel fanatismo ». Una spiegazione più realistica è che l’Egitto “laico”, nel senso approssimativo dell’espressione in una società araba, ha reagito e reagisce, con l’esercito quasi onnipotente in prima linea.

“L’Egitto laico ha anche un’anima liberale, in queste ore dilaniata dal sospetto che dopo la minaccia della sharia, prevalgano gli stivali dei generali, come vuole la tradizione. Le immediate dimissioni, in segno di protesta per la repressione e per lo stato di emergenza che limita le libertà democratiche, del vice presidente Mohammed El Baradei, il diplomatico premio Nobel per la pace, sono la prova che l’impronta liberale del governo provvisorio sbiadisce o sparisce del tutto, e che prevale quella militare.

“Dal dramma del quattordici agosto è spuntato un nuovo Nasser. Si parla da tempo della reincarnazione del capo della rivolta militare che nel ‘52 cacciò re Faruk e proclamò la repubblica.

“Il generale Abdul-Fattah al-Sisi (59 nove anni, con soggiorni militari in Arabia Saudita e negli Stati Uniti) sarebbe una nuova edizione di quel famoso rais nazionalista, morto di crepacuore più di quarant’anni fa.

Sisi è “convinto di essere approvato dalla maggioranza degli egiziani, ormai ostile ai Fratelli musulmani, e comunque infastidita dalle loro plateali proteste che impedivanola ripresa della vita economica, il generale Sisi ha colto tutti di sorpresa. Erano all’incirca le sette quando la polizia ha fatto irruzione nell’accampamento di piazza Nahda, vicino all’Università del Cairo, e a due passi dal Nilo.

 

“L’islamista Mohammed Morsi, un ingegnere baciapile, sarebbe stata una parentesi: Sisi appare come il successore di Nagliaia di Nasser, di Sadat, di Mubarak, tutti generali o colonnelli. La primavera araba, versione egiziana, ha finito col creare una nuovo leader in uniforme? Capita che le rivoluzioni conoscano svolte “bonapartiste”.

“L’Egitto, storica società militare fin dall’epoca ottomana, è un terreno favorevole. Il generale Sisi è un musulmano devoto, le donne della sua famiglia portano il foulard islamico. Ma è un militare che non tollera l’inefficienza e la concorrenza di una organizzazione che assomiglia a una setta.

È lui che ha rafforzato Mohammed Morsi eletto presidente della repubblica, ed è sempre lui che l’ha destituito quando è apparsa evidente la sua incapacità di governare. Il generale Sisi è un personaggio complesso.

“Quando in piazza Tahrir, vecchia ribalta della rivoluzione, fu controllata la verginità delle donne che la frequentavano, fu lui a spiegare come l’iniziativa volesse garantire l’innocenza dei militari accusati di violenze carnali. Non sarà tanto imprudente da occupare nell’immediato la presidenza della Repubblica (le elezioni sono previste per l’anno prossimo), ma non avrà bisogno di quella carica per esercitare il vero potere. Lo ha già.

Il secondo articolo è del 17 agosto:

“La cronaca di quanto è accaduto fa pensare all’inizio di una guerra civile. Da un lato gli islamisti, in preda alla collera per il massacro appena subito; dall’altro i “laici”, stanchi del fanatismo religioso. I primi, i Fratelli musulmani, sono numerosi e decisi a battersi, ma non [sono in grado di] ottenere un appoggio popolare.

“I cairoti sono in generale ostili a quei portatori di fanatismo e di disordine, che oltretutto si sono anche rivelati incapaci di governare. Le manifestazioni del 30 giugno e del 26 luglio hanno raccolto masse imponenti. Forse un milione. Ma erano indette dall’esercito per combattere i “terroristi”.

“E i terroristi, i reietti, sono adesso ufficialmente i Fratelli mussulmani. Gli altri, i loro avversari, i laici, sono schierati con l’esercito, considerato una garanzia o un male minore. Morsi aveva la legittimità del voto, ma non l’ha saputa gestire; i militari hanno la legittimità della forza. La democrazia invocata il 25 gennaio 2011, all’inizio della primavera araba, è in queste ore più che mai un miraggio. Piazza Tahrir, che fu la ribalta di quell’insurrezione, ieri era popolata di autoblindo.

“Il Fronte della salvezza nazionale, il fragile scudo democratico dietro il quale c’è l’ esercito, e di cui il governo provvisorio è l’espressione, non ha esitato ad allearsi, o comunque ad accettare la compagnia degli esponenti del vecchio regime. I “fulul”, come sono chiamati i partigiani di Mubarak, il raìs cacciato dalla rivoluzione di piazza Tahrir, si sono riciclati facilmente schierandosi con il fronte laico, contro i Fratelli musulmani e gli islamisti in generale.

“Lo stesso Mohamed el- Baradei, il liberale, premio Nobel per la pace, dimissionario da vice presidente in segno di protesta dopo il massacro del 14 agosto, ha dichiarato tempo fa di essere pronto ad accogliere nella sua formazione politica gli uomini del partito nazionale democratico di Mubarak. La laicità ha un prezzo alto, e per difenderla dagli islamisti, si deve sacrificare qualche pezzo di democrazia. In queste ore gli esponenti del Fronte di Salvezza nazionale, inclusi quelli al governo, denunciano l’incomprensione di Barak Obama che criticando l’azione dell’ esercito egiziano ha alimentato la rivolta dei terroristi, cioè dei Fratelli musulmani”.