“Il presidente serbo a Vukovar: chiedo perdono per i massacri”. Renato Caprile su Repubblica

Pubblicato il 5 Novembre 2010 8:58 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2011 12:58

Un serbo che chiede scusa ai croati, non solo, chiede anche perdono. E’ successo a Vukovar, villaggio al confine con la Croazia dove 19 anni fa furono massacrati dall’esercito di Belgrado oltre duecento fra donne e bambini. Un momento storico raccontato da un pezzo di Renato Caprile su Repubblica che Blitz quotidiano vi propone come articolo del giorno.

«Sono qui per rendere omaggio alle vittime ed esprimere parole di pentimento e rimorso». Boris Tadic non solo si scusa ma chiede addirittura perdono ai croati per il massacro di donne, bambini e malati, più di duecento persone, compiuto a Vukovar dall’esercito del suo paese il 20 novembre del 1991. Un passo storico quello del presidente serbo oltre che una prima importante tappa sulla strada della non facile riconciliazione tra serbi e croati dopo la sanguinosa guerra che a cavallo tra il ‘91 e il ‘95 fece più di 20mila morti.
Tadic arriva a Vukovar poco dopo le 10 del mattino a bordo del traghetto che la collega con la sponda serba del Danubio. Ad accoglierlo sul molo il presidente croato, Ivo Josipovic, e il sindaco della città, Zeljko Sabo, oltre a un centinaio di abitanti. Qualche applauso, qualche protesta accompagnano il corteo nei cinque chilometri di strada che separano Vukovar dal memoriale di Ovcara, la più grande fossa comune, inaugurata nel 2006, dove giacciono le vittime della mattanza del ‘91. È qui che Tadic prima depone una corona di fiori, poi si inginocchia e quindi chiede perdono a nome della sua gente. «È arrivata l’ora di voltare pagina», dirà più tardi. Quell’orribile pagina iniziata trent’anni fa poco dopo la proclamazione dell’indipendenza di Zagabria dall’ex Jugoslavia. Quando i serbi di Croazia, appoggiati dall’esercito jugoslavo e dal regime di Milosevic, lanciarono nell’agosto 1991 una feroce campagna militare contro la città. Vukovar, che allora contava 45mila abitanti, durante quell’assedio, durato tre mesi, fu al centro di massicci bombardamenti che la rasero praticamente al suolo. Provò a resistere, Vukovar, e lo fece strenuamente nonostante il divario di armi e di forze in campo. Ben 87 giorni prima di capitolare, il 18 novembre del 1991.
Quando i serbi entrarono in città, duecentosei persone — donne e bambini per lo più — si rifugiarono con la speranza di avere salva la vita nell’ospedale locale. Furono tutti passati per le armi.
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