La Lega e la politica estera. “Il problema di Bossi è l’America”. Lucia Annunziata su la Stampa

Pubblicato il 28 Luglio 2009 9:53 | Ultimo aggiornamento: 28 Luglio 2009 9:53

Anni di “smarcamenti”, di prese di posizione contro corrente. Di visite agli autonomisti baschi, al nazionalista russo Zirinovsky, all’estremista di destra Haider, al postcomunista Milosevic. Che cos’è la politica estera per la Lega Nord di Umberto Bossi? Cosa significa per un movimento autonomista che potrebbe derubricare a “foreign affaire” già i rapporti con il governo centrale di Roma?

Quel governo di cui i leghisti fanno parte per la terza volta e dal quale non possono smarcarsi più di tanto. La politica estera, secondo Lucia Annunziata in un fondo su La Stampa che Blitz vi consiglia come articolo del giorno, rischia di diventare «il primo vero tallone d’Achille» del Carroccio.

Uno dei suoi più famosi manifesti recita: «Sì alla polenta, no al cous cous». Naturalmente il messaggio, come tutti i messaggi politici, è terribilmente semplificato, ma rende molto bene su quale base si fonda la politica estera della Lega Nord: quella di una forza legata al territorio, in un mondo che tende a omogeneizzarsi nella globalizzazione. Per una organizzazione sostanzialmente nazionale, anzi, semiregionale, questa idea è finora più che bastata. Ora che la Lega ha ruolo nazionale, basterà questa base a elaborare una politica estera di governo?

Un quesito interessante, con cui il partito di Bossi sembra in questi giorni determinato a misurarsi, proponendo una sorta di riapertura della discussione sulle missioni italiane all’estero. Ma può davvero la Lega permettersi di intraprendere questa strada, o rischia una cantonata clamorosa? Guardando alla storia di questo partito, è molto alta la possibilità che proprio la politica estera si riveli il suo primo, vero, tallone di Achille. […]