“La retromarcia di Washington”, Boris Biancheri su La Stampa

Pubblicato il 1 Febbraio 2011 16:03 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2011 16:03

Barack Obama ha dovuto affrontare la grana Tunisia e subito dopo quella d’Egitto e alla fine ha dovuto fare retromarcia, come fa notare Boris Biancheri su “La Stampa” e Blitzquotidiano vi propone la sua analisi come articolo del giorno.

Se agli Stati Uniti non è costato quasi nulla fare notare le proprie simpatie per la rivolta in Tunisia, fa notare Biancheri, per l’Egitto è stato più difficile: “Non gli costava gran che: Ben Ali non c’era già più, aveva già fatto le valigie e così anche tutti i suoi parenti ed amici che avevano avuto il tempo di seguirlo. Ma Mubarak è un’altra cosa”.

Poi invece domenica scorsa, il segretario di Stato Hillary Clinton ha scaricato pubblicamente Mubarak, parlando di transizione ordinata verso l’aspirazione popolare alla democrazia.

” C’è lo spettro di ripercussioni gravi sul piano economico, conseguenti anche a una eventuale paralisi di quel punto cruciale dei traffici che è il Canale di Suez, ci sono le conseguenze sui rapporti economici bilaterali qualora la situazione degradasse ulteriormente. La realtà è che, quale che sia la posizione americana in ordine agli avvenimenti egiziani, Obama rischia di essere perdente. Se parte dal presupposto che l’era Mubarak è finita, affretta i tempi verso un pericoloso precipizio. Se invece prende le distanze dai movimenti popolari in atto in Egitto e altrove, rischia di riaccendere i sentimenti antiamericani che serpeggiano in tanta parte del mondo arabo anche non radicale o estremista. Se avalla i dittatori, contraddice clamorosamente se stesso, la sua visione del mondo e coloro che hanno creduto sinora nel suo messaggio di equità e di libertà”, spiega.