“Le larghe imprese di Mario Monti”, Malagutti per il Fatto Quotidiano

Pubblicato il 14 Novembre 2011 12:52 | Ultimo aggiornamento: 14 Novembre 2011 12:52

ROMA – Nel “Le larghe imprese di Mario Monti” il giornalista del Fatto quotidiano Vittorio Malagutti spiega come l’economista e nuovo premier del governo, nominato da Giorio Napolitano, non si sia mai fatto nemici nel mondo dell’economia. Un curriculum di tutto rispetto che l’ha visto “giovanissimi” in Fiat, Bocconi e Generali, che può vantare buoni rapporti con la finanza laica e il berlusconiano Ermolli, tanto da non farsi nemici neanche in Fininvest. Ecco l’articolo del giorno proposto da Blitzquotidiano:

“Nel 1989, a soli 46 anni, un’età da ragazzino per la gerontocrazia italiana, Mario Monti sedeva già nel consiglio di amministrazione di tre pilastri del capitalismo nazionale come la Fiat, la Banca Commerciale (Comit) e le Assicurazioni Generali. Se poi davvero questo professore dal sorriso mite e il curriculum sterminato riceverà il via libera del Parlamento, l’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista. Detto questo, pare quasi banale affermare che il successore di Silvio Berlusconi è da sempre ospite gradito nei salotti della grande finanza.

In realtà, il nuovo premier non si è mai ridotto a fare da semplice stampella dei cosiddetti poteri forti tanto evocati, spesso a sproposito, nelle ultime settimane. Troppo abile per farsi coinvolgere. Troppo prudente per entrare in conflitto con qualcuno. Va da sé che il rettore della Bocconi (1989-1994) e poi presidente del consiglio di amministrazione della più prestigiosa università economica del Paese, diventa una specie di icona intoccabile. Un nome che dà lustro a consigli di amministrazione, associazioni, centri di ricerca. E allora chi s’azzarda a non dirne più che bene? Scontato. Monti però ha fatto di meglio. E di più. Smussare gli angoli. Attutire contrasti e polemiche. Queste le regole auree di una brillantissima carriera prima da economista e poi anche da tecnocrate al servizio dell’Unione europea dove è stato commissario tra il 1994 e il 2004…”