“L’ipoteca dello spread sulla campagna elettorale”: Stefano Feltri sul Fatto

Pubblicato il 4 Dicembre 2012 10:04 | Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre 2012 10:04
Il presidente del Consiglio, Mario Monti (Foto Lapresse)

Il presidente del Consiglio, Mario Monti (Foto Lapresse)

ROMA – Con lo spread, cioè il differenziale di rendimento tra Btp italiani e Bund tedeschi, che lunedì 3 dicembre ha raggiunto quota 300 punti Mario Monti può persino ostentare una fiducia fino a poco prima impensabile: il presidente del Consiglio potrà dirsi soddisfatto solo quando lo spread raggiungerà 287 punti.

Un obiettivo fino a poche settimane fa irraggiungibile. Ora possibile grazie anche alle assicurazioni della Banca centrale europea, pronta ad intervenire, e alle operazioni di taglio del debito da parte della Grecia. 

E adesso, sottolinea Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano, sulle prossime elezioni pesa proprio l’ipoteca dello spread.

Quota 287. In altri tempi Mario Monti non avrebbe mai osato fissare una soglia obiettivo per lo spread: sarebbe stato come sfidare i mercati a speculare. Invece ora si può fare. Per due ragioni: la prima è che lo spread è attorno ai 300 punti grazie alla Bce sempre pronta a intervenire e a qualche novità positiva sulla Grecia. La seconda ragione è che la politica è cambiata: per Monti è tempo di bilanci e può vantarsi di aver portato la differenza di costo tra il nostro debito e l’omologo tedesco da 574 a 300. Sottinteso: caro Bersani, prova a fare di meglio.

Il premier, in passato, ha riconosciuto che è soprattutto merito della Bce se la misura del nostro rischio-Paese si è ridotta. Ma in campagna elettorale questo indice dell’umore dei mercati ha un valore molto più politico che finanziario. E peserà anche più dei sondaggi nel suggerire a Pier Luigi Bersani come correggere i suoi messaggi nel lungo percorso che lo separa da Palazzo Chigi. Se lo spread tornerà a correre nei prossimi mesi, tutta la responsabilità verrà attribuita alla marcia di avvicinamento di Bersani e alle sue velleità di abbandonare la cosiddetta “agenda Monti” (cioè di voler fare più deficit e meno manovre). Ogni punto di rendimento sopra la quota 287 sarà un avviso di pericolo agli elettori più efficace delle intemerate di Silvio Berlusconi contro i comunisti al potere: ecco il prezzo della vittoria della sinistra (…).