Maltempo, “Il territorio abbandonato”. Giovanni Valentini su Repubblica

Pubblicato il 3 Marzo 2011 11:35 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2011 11:35

Danni, disagi, morti e dispersi: il triste bilancio del maltempo in Italia in questi giorni quasi di primavera. Un’unica consolazione, se così di può dire: secondo le statistiche i danni sono conseguenza di una pioggia eccezionale, che, nella Marche, ha il suo precedente quarant’anni fa.

In realtà, sottolinea Giovanni Valentini dalle pagine di Repubblica, quella di questi giorni è solo l’ultima tranche di una vicenda maltempo che dura da mesi.

Non pioveva così da quarant’anni, secondo le imperturbabili statistiche della meteorologia nazionale, nelle Marche flagellate dal maltempo. E di fronte alla tempesta di acqua, neve e vento che imperversa da un capo all’altro dello Stivale, è forte la tentazione di ricorrere ancora una volta al cinismo di un vecchio proverbio popolare, per dire che da quarant’anni non avevamo un governo tanto incline all’appropriazione indebita e al consumo del territorio.

Ma in realtà questa è solo l’ultima puntata, in ordine di tempo, di una storia infinita che purtroppo dura da sempre e ormai ha trasformato la nostra beneamata penisola nel Malpaese più sinistrato e vulnerabile d’Europa. Auguriamoci che, prima o poi, arrivi a un epilogo ragionevole.

Non c’è disastro o calamità naturale infatti che possano essere relegati nella dimensione biblica della fatalità, senza chiamare in causa le responsabilità o quantomeno le corresponsabilità dell’uomo, l’uomo di governo e l’uomo della strada, il potente e il cittadino comune. Vittime, feriti e dispersi; frane, smottamenti e alluvioni; danni e rovine non sono altro che il triste risultato del combinato disposto tra la furia degli elementi e l’inerzia o l’incuria degli esseri umani. Tutto è, fuorché emergenza: cioè eventualità imprevista e imprevedibile, caso fortuito, accidente della storia.

Non sorprende perciò più di tanto neppure la notizia che in Indonesia la ricostruzione post-terremoto sia proceduta più rapidamente che all’Aquila. Nonostante la retorica dei trionfalismi governativi, qualcuno avrebbe potuto meravigliarsi semmai (…)