“Perché Monti mi ha deluso”: Eugenio Scalfari su Repubblica

Pubblicato il 6 Gennaio 2013 16:13 | Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio 2013 23:21
Eugenio Scalfari (LaPresse)

Eugenio Scalfari (LaPresse)

ROMA – Eugenio Scalfari pubblica un lungo editoriale sul giornale che ha fondato, La Repubblica, in cui spiega le ragioni per cui Mario Monti lo ha deluso. Blitz Quotidiano propone la tesi esposta da Scalfari, come articolo del giorno.

Scalfari individua nell’azione di Monti il risultato inevitabile di “rendere ingovernabile il nuovo Parlamento gettando il Paese nel caos”.  Il problema si potrebbe porre dopo le elezioni. A causa della legge elettorale, il Senato si troverebbe infatti  in una situazione di ingovernabilità e il centrosinistra sarebbe a questo punto costretto ad allearsi con il centro. A quali condizioni l’alleanza tra la coalizione di Bersani e quella dei centristi, si chiede Scalfari? “Monti e Casini l’hanno già detto: vogliono la presidenza del Consiglio, vogliono un governo che sia il loro governo anche nell’eventualità che il centrosinistra abbia raggiunto nel complesso un consenso doppio a quello da loro ottenuto. E gli elettori? E il popolo sovrano? Risultato – spiega ancora Scalfari – o il Pd accetta di pagare il pedaggio ad un nuovo Ghino di Tacco o la legislatura diventerebbe ingovernabile con le conseguenze che ciò comporterebbe sui mercati e in Europa”.

Ecco l’articolo completo pubblicato da Repubblica:

“Scrissi domenica scorsa che esistono varie “agende” sulle quali confrontarsi e varie personalità che le hanno formulate e che concentreranno su di esse – cioè sugli obiettivi programmatici – le rispettive campagne elettorali per ottenere il consenso dei cittadini”.

“Confrontai anche le due agende principali, quella di Mario Monti e quella di Bersani, cioè del Pd e dei suoi alleati. Monti ha detto venerdì scorso nella trasmissione “Otto e mezzo” che non accetterebbe mai di partecipare come ministro ad un governo del quale non condividesse il 98 per cento della linea politica”.

“I due programmi, il suo e quello di Bersani, nelle parti principali coincidono. Entrambi si dichiarano pronti a mantenere gli impegni presi con l’Europa per quanto riguarda il rigore dei conti pubblici, l’equità, la crescita economica. Questi impegni Monti li ha indicati fin dall’inizio ma non è riuscito a realizzarli tutti dovendo dare la priorità al rigore in poche settimane per evitare il crollo dell’economia italiana e il default del debito pubblico che incombevano nel novembre del 2011 quando fu chiamato dal Capo dello Stato alla guida del governo. Perciò di equità se ne è vista pochissima, di crescita non si è visto nulla, ma nell’agenda ci sono, sia in quella di Monti sia in quella di Bersani”.

“C’è anche in tutte e due una nuova e molto più incisiva legge sulla corruzione, l’estensione altrettanto incisiva delle liberalizzazioni, una radicale revisione delle strutture burocratiche dello Stato a cominciare dalle Province e dalle Regioni”.

“E poi c’è – più importante di tutto – un’ulteriore diminuzione della spesa corrente e delle evasioni fiscali per realizzare nuove risorse da destinare alla riduzione della pressione fiscale in favore dei lavoratori, delle imprese e delle famiglie nonché di un sistema moderno dello Stato sociale”.

“Infine entrambi i programmi, del centro e del centrosinistra, prevedono una migliore redistribuzione territoriale e sociale del reddito e un contributo efficace alla costruzione dello Stato federale europeo attraverso graduali cessioni di sovranità nazionale”.

“Esaminati questi due programmi si direbbe trattarsi del medesimo documento nelle sue linee fondamentali, tanto che dal canto mio scrissi che essi ben potevano esser chiamati “agenda Italia” per l’attuazione della quale un’alleanza pre o post elettorale tra il centro e il centrosinistra risultava opportuna data l’importanza ed anche la difficoltà di realizzare le finalità condivise”.

“Naturalmente permane una differenza tra i protagonisti, le forze politiche da essi guidate e i ceti sociali di riferimento”.

“Prima di passare all’esame di questi aspetti tutt’altro che trascurabili voglio però ricordare il messaggio con il quale la sera del 31 dicembre Giorgio Napolitano ha salutato gli italiani. È stato soprattutto un messaggio sociale. L’equità, i giovani, l’occupazione, il Mezzogiorno, l’Europa, il senso di responsabilità di ciascuno e di tutti, il rispetto dei diritti, il costo della cattiva politica, il rinnovamento della struttura burocratica: questo è stato il senso del messaggio. Vogliamo dire che esiste anche un’agenda Napolitano?”

“Sì, esiste. Non indica gli strumenti ma evoca un sentimento, un valore, un modo di pensare e di comportarsi. Costituisce la premessa essenziale dell’agenda Italia, lo spirito con il quale dovrà essere realizzata, la passione e la fedeltà alle due patrie delle quali siamo cittadini, la patria Italia e la patria Europa”.

“Chi andrà al Quirinale nel prossimo maggio erediterà un lascito di altissimo livello. Auguriamoci che il nuovo Parlamento sappia scegliere un successore capace di far propria quell’eredità. Non sarà una facile scelta”.

“Mario Monti, in appena un anno, ha salvato l’Italia dal peggio in cui stava precipitando ed ha recuperato al Paese la credibilità internazionale che da tanti anni aveva perduto”.