“Quelle liberalizzazioni non aiutano il mercato”, Ostellino dal Corriere

Pubblicato il 16 Gennaio 2012 13:45 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2012 13:45

ROMA – “Quelle liberalizzazioni d’autorità che non aiutano il mercato” è l’articolo del giorno che proponiamo, scritto da Piero Ostellino per il Corriere della Sera. Il giornalista denuncia le liberalizzazioni forzate dalle autorità, un’usanza non solo italiana con Mario Monti protagonista, ma anche europea. Per Ostellino l’errore è pensare che il mercato potrà trarre beneficio dalla liberalizzazione “forzata” e dalla facile distribuzione delle licenze. Una distribuzione a cui i tassisti di tutta Italia si stanno opponendo in questi giorni. Non solo taxi: per notai, farmacisti ed altri professionisti si prospetta un libero mercato ma non una vera convenienza per l’intero paese.

“Aumentare il numero delle licenze, regalandone una seconda per compensare l’aumento, non è la liberalizzazione dei tassì, ma la perpetuazione di un doppio vizio, europeo e nazionale. Vizio europeo: il perseguimento della concorrenza per via amministrativa e autoritativa che, di fatto, la nega. Una contraddizione che conferma il carattere dirigista dell’Europa e il potere regolatore dei burocrati di Bruxelles. Vizio nazionale: l’abdicazione, da parte del Parlamento e del governo, alla propria funzione di indirizzo e di direzione; la delega agli Enti locali (i Comuni) a individuare forme di mediazione con la corporazione, foriere di clientelismi e di corruzione. Analoghe considerazioni valgono per l’aumento del numero delle farmacie, l’allargamento della platea dei notai, nonché per la definizione delle prerogative, anche economiche, di certe professioni le cui prestazioni sarebbe più proficuo lasciare alla libera contrattazione con la clientela.

I tassisti hanno ragione di lamentarsi dell’aumento per via amministrativa e autoritativa delle licenze perché: 1) svaluta il valore di quella comprata dal collega che l’ha dismessa, e che rappresenta, oggi, una forma di assicurazione per la vecchiaia; 2) minaccia i loro guadagni per eccesso di auto sul territorio; 3) i clienti non ne hanno alcun beneficio se a fissare le tariffe, i turni di lavoro e il numero di tassì in circolazione rimane la Pubblica amministrazione. I tassisti hanno torto se si oppongono alla sola liberalizzazione che ne tutelerebbe l’autonomia e accrescerebbe la concorrenza: la periodica messa all’asta (vendita), da parte dei Comuni, di un certo numero di licenze nonché di quelle dei tassisti che si vogliono liberare della propria[…]”.