“Quant’era protetta la signora Grilli”: Alberto Statera su Repubblica

Pubblicato il 20 Febbraio 2013 13:34 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2013 13:36
"Quant'era protetta la signora Grilli": Alberto Statera su Repubblica

Alessandro Pansa, presidente di Finmeccanica (Foto Lapresse)

ROMA – “Quant’era protetta la signora Grilli”: Alberto Statera su Repubblica torna sulla vicenda di Lisa Lowenstein, ex moglie del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, e del prestito che per lei avrebbe chiesto a Mediobanca l’attuale presidente di Finmeccanica, Alessandro Pansa. 

Statera delinea un quadro, portato alla luce da questo episodio, in cui “Il personale e il pubblico si confondono in una melma nella quale galleggia solamente la grande rete di connivenze e di favori reciproci. Il pubblico diventa privato. L’’amicizia’ diventa complicità”.

Scrive Statera su Repubblica:

“Pansa, appena nominato dal governo amministratore delegato di Finmeccanica, è considerato un bravo manager. Ma questo non alleggerisce il peso della deprecabile vicenda in cui a pochi giorni dalla nomina è coinvolto insieme al ministro Vittorio Grilli. Anzi lo aggrava. Ne fa una sorta di metafora di una società, la nostra, incardinata sugli abusi di potere, sugli arbitri e sulle connivenze di una classe dirigente chiusa in un proprio inespugnabile bastione circolare del potere, interdetto a chiunque non faccia parte della congrega. Una congrega che vive di scambi di favori e di fedeltà.

La storia viene da lontano, da quando nel 2007 Pansa chiede a Mediobanca, come ha confermato l’amministratore delegato Alberto Nagel, di aiutare con un finanziamento di mezzo milione di euro Lisa Lowenstein, l’allora moglie di Vittorio Grilli, all’epoca direttore generale del Tesoro e quindi azionista di Finmeccanica, di cui il neo amministratore delegato era già direttore finanziario.

Nagel risponde picche. Ma a che titolo Pansa aveva richiesto quel denaro per conto della consorte del suo azionista pubblico, supervisore della sua carriera di manager? La spiegazione al ‘Fatto Quotidiano’, che gliene ha chiesto conto, è la peggiore autoaccusa, la prova che buona parte della nomenklatura, non solo quella politica, di questo paese ha antropologicamente perduto ogni riferimento etico e culturale.

«Se anche lo avessi fatto – cerca di spiegare Pansa – si è trattato solamente di una cortesia a titolo personale… l’ho fatto per cortesia e per amicizia». Ecco, appunto. Il personale e il pubblico si confondono in una melma nella quale galleggia solamente la grande rete di connivenze e di favori reciproci. Il pubblico diventa privato. L’«amicizia » diventa complicità. (…)

Si potrebbe chiedere al dottor Pansa, banalizzando un po’, perché mai la ex signora Grilli può permettersi, attraverso il marito e un amico potente, anche solo di bussare a denari a uno dei santuari della finanza italiana, mentre un comune imprenditore, magari ben più avveduto, sia destinato ineluttabilmente a fallire senza che alcuno neanche lo ascolti. Mentre in giro non v’è chi non strologhi di pari opportunità e di ascensori sociali. Per di più la storia non finisce qui, perché probabilmente la «divorzianda» signora Grilli i soldi che le servivano per le sue società li ha trovati da un’altra parte, con gli stessi metodi del privilegio di cui godono i ricchi e potenti.

Gli inquirenti sospettano che li abbia incassati dalla generosità – guarda un po’ – della Finmeccanica, dopo aver ascoltato nella primavera scorsa la registrazione di una conversazione al ristorante tra il banchiere Ettore Gotti Tedeschi e l’ex presidente e amministratore delegato Orsi, il quale si vantava: «Gli ho sistemato la cosa… ho visto dei contratti che Finmeccanica ha fatto con la moglie di Grilli per sistemare, tipo consulenze inutili…». (…)

Questo verminaio era noto da mesi, ma Orsi, già amministratore delegato, è stato promosso presidente al posto di Guarguaglini e Pansa amministratore delegato al posto di Orsi, dopo il suo arresto. Possibile che il presidente Monti, prima di avallare queste decisioni, non si sia posto qualche domanda e non abbia fatto qualche doverosa indagine? O chiesto gli atti ormai pubblici alla magistratura? La verità è che, ripercorrendo gli ultimi quattordici mesi, si nota che non è la prima volta che il presidente del Consiglio mostra quantomeno una certa ingenuità, soprattutto nella scelta degli uomini.

Non sappiamo se Pansa si dimetterà, né se con lui lo farà il ministro Grilli. E se lo faranno, se sarà facile in questo paese trovare per sostituirli uomini estranei ai soliti giri di potere e adusi all’arbitrio. Sembrano ormai una rarità in questa dilagante miseria morale della classe dirigente”.