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Salva Sallusti. “Fermiamo la legge bavaglio”: Merlo su Repubblica

Pubblicato il 25 Ottobre 2012 14:39 | Ultimo aggiornamento: 25 Ottobre 2012 14:52
Salva Sallusti. "Fermiamo la legge bavaglio": Merlo su Repubblica

Salva Sallusti. “Fermiamo la legge bavaglio”: Merlo su Repubblica (Foto LaPresse)

ROMA – “Fermiamo la legge bavaglio“. Francesco Merlo dalle pagine di Repubblica lancia il suo appello contro il disegno di legge “Salva Sallusti”.

“Era meglio per tutti, anche per Sallusti, tenerlo in galera”, scrive Merlo, che si schiera apertamente contro il “testo di legge che massacra anche il buon senso”.

Sì, perché il testo secondo Merlo è un “sopruso contro noi giornalisti“. Con le sanzioni che partono da 5mila euro per arrivare a 50mila euro, un “piccolo giornale” non potrebbe sopravvivere, con l’obbligo di rettifica che per Merlo diventa “censura preventiva”.  Una legge che va estesa anche ai siti come Blitz quotidiano, ricorda Merlo.

Ecco l’articolo del giorno che vi propone Blitz quotidiano:

“Era meglio per tutti, anche per Sallusti, tenerlo in galera. Era meglio per tutti, persino per noi, sopportarlo come un finto eroe e non ritrovarsi invece con un testo di legge che massacra anche il buon senso. La Commissione Rancore del Senato ha scelto insomma di liberare Sallusti e imprigionare la stampa. E dico che non mi interessa la corporazione, non difendo i salari o le pensioni di una categoria e neppure i suoi privilegi di casta.

Il testo che va in aula stamani al Senato non è infatti un sopruso contro noi giornalisti ma è quel bavaglio all’informazione che, perseguito come una chimera maligna negli anni del berlusconismo, solo ora sta per diventare legge nella complice distrazione dei tecnici. Certo, è un colpo di coda del regime che muore. Ma è a doppia firma. C’è la destra che fa il suo solito sporco lavoro, ma c’è la sinistra che mentre millanta nobiltà approfitta dell’inghippo liberticida per mettere a frutto il suo gruzzolo di vendette.

Ieri la Cassazione ci ha spiegato che la condanna di Sallusti sanziona non il giornalismo fazioso, che rimane nobile qualunque sia il punto di vista, ma il giornalismo in malafede fondato sull’insulto, la disinformazione e lo stravolgimento della verità. Tuttavia secondo noi la galera rimane una pena spropositata, sempre e comunque, anche nel caso di Dreyfus-Sallusti che non ha mai chiesto scusa e continua ancora oggi a negare la diffamazione.

E però solo uno sgherro travestito da senatore poteva immaginare una rettifica che pur non estinguendo la querela diventa una gabbia, una prigione di parole da pubblicare comunque e subito, a prescindere dal processo, sempre in testa alla pagina, senza replica, senza limiti di rigaggio e senza l’obbligo più ovvio, che si tratti cioè di verità. Se io per esempio scrivo un articolo documentato su Formigoni, lui l’indomani può impaginare il mio giornale come gli pare. Ed è evidente che gli conviene presentare una rettifica ogni volta che viene scritto il suo nome e sperare anzi che venga ripetuto molto spesso: solo così può violentare le notizie e farne propaganda. Come si vede, questa idea di rettifica non è soltanto un’occhiuta operazione di censura preventiva, ma è anche un orrore di incompetenza, un insulto all’intelligenza.[…]

[…]E tutto va esteso ai siti Internet purché facciano informazione, non importa di che genere, da Dagospia a Lettera 43, Blitz quotidiano, il Post, Giornalettismo… E da tutti i siti potranno essere cancellati, a semplice richiesta del presunto diffamato, senza cioè sentenza, articoli e dati personali. Non ditemi che esagero: è come Fahrenheit. Anziché bruciare i libri cancellano le parole, è una forma sofisticata di rogo di scrittura, e anche di memoria, di storia, sono buchi negli archivi. Immaginate che anziché in un archivio di Internet entrassero in un’emeroteca per bruciare i microfilm[…]”.