TELECOM, DOSSIER ILLEGALI: FASSINO E COLANINNO MINACCIANO QUERELE

Pubblicato il 22 luglio 2008 22:46 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2008 22:46

Telecom_logo Solo falsità, invenzioni opera di vigliacchi che vogliono "sputtanare" una persona onesta. Piero Fassino risponde a muso duro al suo accusatore, l’ex responsabile della sicurezza Telecom Giuliano Tavaroli indagato per le attività di spionaggio illegale. Nell’ intervista pubblicata oggi da ‘Repubblica’, Tavaroli ha indicato Fassino come il titolare di un conto londinese dove sarebbero transitate tangenti destinate ai Ds. E l’ex segretario della Quercia reagisce minacciando querele, anche contro l’autore dell’intervista e contro "chiunque altro sia responsabile di questa vigliaccata".

"L’affermazione pubblicata nell’intervista di Giuseppe D’Avanzo al signor Tavaroli – dice Fassino – secondo cui non meglio precisate tangenti sarebbero ‘approdate a Londra nel conto dell’Oak Fund a cui erano interessati i fratelli Magnoni e dove avevano la firma Nicola Rossi e Piero Fassinò è una pura falsità, inventata di sana pianta ". Fassino assicura di non avere mai avuto firme su conti all’estero né a Londra né altrove. "Non so nemmeno che cosa sia l’Oak Fund". L’ex segretario diessino non vuol sentir parlare, in questo caso, di libertà di stampa: la decisione di ‘Repubblica’ di pubblicare i riferimenti che lo riguardano è "inconcepibile", perché si tratta di notizie che non sono state verificate. "Non si invochi la libertà di stampa o il diritto di cronaca che non c’entrano niente. Qui si sputtana una persona onesta ledendone la onorabilità e la dignità". In poche ore, Fassino raccoglie la solidarietà del suo partito e anche quella di esponenti della maggioranza. Walter Veltroni è tra i primi a manifestare il suo sostegno: "Condivido integralmente la dichiarazione di Piero Fassino e voglio confermargli la mia grande fiducia e stima personale e politica".

Seguono in tanti: da Pierluigi Bersani, pronto a mettere le mani sul fuoco sulla correttezza di Fassino, alla capogruppo Anna Finocchiaro, che non dimentica di estendere la solidarietà a Nicola Rossi, al vice segretario del Pd Dario Franceschini: "Nessuna persona che conosca l’integrità politica e morale di Piero Fassino può credere a una sola parola di quanto pubblicato questa mattina". Anche i "giustizialisti" dell’Idv non danno credito alle accuse dell’ex capo della sicurezza Telecom: "Sono sicuro che Fassino saprà dimostrare la sua estraneità", dice il dipietrista Domenico Scilipoti, che invita a finirla con le "guerre tra poteri occulti" combattute a suon di scoop sui giornali. Solidale anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini: "Non sono un esperto del ‘Telecom-gate’, ma ho grande stima e considerazione di Piero Fassino, che ritengo una persona seria e corretta". Ma Fassino, come prima di lui Ottaviano Del Turco, ha trovato difensori anche nelle fila del centrodestra. Magari motivati anche dalla volontà di tirare il Pd dalla propria parte sulla riforma della giustizia e sul giro di vite alle intercettazioni, diversi esponenti della maggioranza hanno espresso solidarietà all’ex segretario Ds.

Tra gli altri, si è fatto sentire il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, secondo il quale Fassino è "oggetto di una delle solite e indegne aggressioni destituite di ogni fondamento, ma dotate di una forte risonanza mediatica"; mentre il vicepresidente dei senatori berlusconiani Gaetano Quagliariello ha censurato il clima di "imbarbarimento della vita politica" e ha ricordato la scelta del centrodestra di non lucrare sulle disgrazie degli esponenti del centrosinistra. Nel frattempo, riferiscono dal Pd, molte sono state le mail di militanti, per lo più inviperiti con ‘Repubblica’, che hanno espresso sostegno e vicinanza a Fassino.

In relazione alle notizie riportate dal quotidiano "la Repubblica" riguardanti presunti illeciti pagamenti, anche Roberto Colaninno dichiara che "tali notizie sono prive di qualunque fondamento e del tutto contrarie al vero e di aver perciò conferito mandato ai propri legali per tutelare la propria reputazione nelle sedi a ciò preposte".