Il Rag. Grillo fa il verso a Marx: il ‘gruppo’ ha cambiato il mondo…proletari unitevi!

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2018 15:51 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2018 15:51
Il Rag. Grillo fa il verso a Marx:  il 'gruppo' ha cambiato il mondo...proletari unitevi!

Il Rag. Grillo fa il verso a Marx: il ‘gruppo’ ha cambiato il mondo…proletari unitevi!

Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo ‘Competitività e Solidarietà’ scrive e firma in prima persona.

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“Siamo abituati, come tutti gli appartenenti alla propria epoca, a pensare che questo sia il migliore dei mondi possibili. E forse è anche vero. Non è perfetto, ma sicuramente è un momento in cui puó divenire possibile. Ma come tutti i periodi di grandi cambiamenti, questo è il momento di scegliere alcune strade invece di altre. Perché sono le strade che prendi che determinano il vero cambiamento. Una di queste difficili scelte è capire come coniugare competitività e solidarietà”.

Il solito leit motiv anti progresso:

“Abbiamo governato il mondo con la scienza e la tecnica, ma abbiamo dimenticato il cuore e l’anima. Abbiamo disuguaglianze ormai incolmabili e inconcepibili”.

Forse a ragioneria non gli hanno fatto studiare molta storia, perché altrimenti Grillo dovrebbe sapere che da che mondo è mondo le diseguaglianze ci sono state ed erano ben più incolmabili e inconcepibili di quelle di oggi.

Il profeta prosegue:

“Fortunatamente parte di queste disuguaglianze saranno colmate con il tempo. Infatti nel 2030 il il 60% dei laureati nel mondo saranno donne, come i possessori di master. Finalmente l’umanità recupera metà dell’umanità che è stata tenuta emarginata da tempo immemore, metà umanità che non ha potuto studiare per secoli, che non ci ha potuto dare i frutti della sua intelligenza”.

Anche qui il rag. Grillo, o il suo ghost writer, rivela poca prospettiva storica. Vero è che per milioni di anni le donne sono state sottomesse agli uomini, tranne brevi infelici periodi: più intelligenti, abili e astute degli uomini, le donne non hanno mai brillato per capacità di leadership. Tranne Elisabetta I, regine e imperatrici si sono lasciate dietro eredità disastrose.

Il mondo è decisamente maschilista, non c’è dubbio. Le donne sono avanzate quando gli uomini non bastavano a mandarlo avanti, dalla rivoluzione industriale e dalla prima guerra mondiale in avanti. Man mano che un mestiere perdeva di remuneratività e/o di prestigio, veniva lasciato spazio alle donne. Gli uomini occupavano nuove posizioni. Così è stato per l’esercito, la polizia, la magistratura, il giornalismo, l’avvocatura. Più un mestiere rende, meno donne ci sono.

Grillo, purtroppo per lui e anche per noi, vede il mondo con un binocolo rovesciato:

“Il mondo è divenuto così competitivo da lasciare indietro troppa gente. Da sempre abbiamo costruito una società tenuta in piedi proprio sulla competitività del lavoro. Ora questo appare assurdo. Presto saremo, in quello che gli americani chiamano, jobless route, cioè sviluppo senza lavoro. Possiamo dire che siamo cresciuti con il mito della competitività, pensiamo che sia parte del nostro DNA, che è propria dell’essere umano, siamo convinti che sia la nostra natura. Ma come diceva Claude Levi Strauss, spesso confondiamo cultura per natura. Ed infatti sono solo 200 anni che queste idee sono entrate nel nostro stile di vita e non c’è nessuno studio che dimostri queste peculiarità umane, anzi”.

Parole che sembrano dare ragione a chi fa coincidere l’inizio della crisi italiana con l’apertura delle facoltà umanistiche a ragionieri e geometri.

“La grande scoperta di Darwin fu a lungo usata proprio dalle classi dominanti, perché avvallava quella idea di superiorità dell’individuo più adatto. Ma anche se lui non l’ha mai detto, presto ‘più adatto’ divenne ‘migliore’. I migliori ce la fanno. Ed è questa l’idea che anche oggi abbiamo. I poveri sono poveri perché in fondo gli manca qualcosa. Cosa? Mancano delle caratteristiche magnifiche che attribuiamo ai ricchi, a chi da solo ce l’ha fatta. Questa è stata la giustificazione naturalistica del neoliberismo”.

“Quando l’uomo ha dato prova di sé , quando ha fatto grandi cose, le ha fatte insieme, si è battuto insieme. È stato il ‘gruppo’ a cambiare il mondo. È stato grazie alla solidarietà che abbiamo fatto cose davvero grandi. Ovviamente la competitività non deve sparire, ma riequilibrarsi. La vita è sempre vista come un superamento di qualcosa, spesso dell’altro. Non deve per forza essere così. Possiamo cambiare visione e dotarci di due lenti per osservare il mondo. Perché entrambe, per ora, servono, a comprenderlo”.

Lo scrisse già Karl Marx, con un filo più di solidità e profondità intellettuale e analisi storica ineccepibile: “Proletari di tutto il mondo unitevi”. Era il 1848. Sappiamo come andò a finire.