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M5s, Di Maio e Di Battista: “Via parassiti”. Scissionisti: “Vi credete i capi”

M5s, Di Maio e Di Battista: "Via parassiti". Scissionisti: "Vi credete i capi"

Il post di Di Maio contro Tacconi (foto Facebook)

ROMA – “Parassiti, zavorra che va via”, dicono i grillini ortodossi. “Ormai è chiaro chi comanda e chi obbedisce”, dicono dissidenti M5s, dimissionari e espulsi. Perché ormai è chiaro che sono loro, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista in primis, i leader del Movimento (anche se ufficialmente i capigruppo ruotano ogni 3 mesi). O almeno tra quelli che si sentono “più 5 Stelle” degli altri. E infatti a nome del movimento esultano per quelli che se ne vanno. Intanto Ivan Catalano e Alessio Tacconi sono passati ufficialmente al gruppo misto.

Intanto  sono state formalizzate al presidente del Senato Pietro Grasso anche le dimissioni di Luis Alberto Orellana, Alessandra Bencini, Laura Bignami e Monica Casaletto. In tutto, insieme a Maurizio Romani e Maria Mussini, sono quindi 6 le lettere di dimissioni arrivate sul tavolo del presidente del Senato. Dei quattro espulsi ieri dal Movimento, finora l’unico ad aver presentato le dimissioni è Orellana. Mancano ancora gli altri tre: Francesco Campanella, Fabrizio Bocchino e Lorenzo Battista.

Queste le parole usate in un documento firmato da 8 deputati ortodossi:

“Sembra che un paio di nostri deputati siano passati al Gruppo Misto. Si tratterebbe di Catalano, quello che non vuole restituire i soldi come fa il gruppo, e Tacconi, quello che ha speso svariate migliaia di euro per la campagna elettorale e non ha mai restituito la diaria. Finalmente, zavorra che va via, gente che non c’entra nulla con il M5S, persone che da questo momento diventeranno parassiti, poiché se avessero un minimo di dignità dovrebbero dimettersi, non cambiare gruppo!”.

“Chiunque si senta a disagio, chiunque non riesca ad accettare il principio che nel M5S la minoranza si allinea alla maggioranza, chiunque non riesca a comprendere che noi siamo dei portavoce, e che siamo qui per portare la voce dei cittadini nelle istituzioni (non per imporre il nostro pensiero su quello degli altri), e magari chiunque non ritenga giusto restituire i soldi, ecco colga il momento, segua l’esempio di questi individui e prenda la propria strada. Perché le espulsioni non piacciono a nessuno, e voi di fatto non siete mai stati parte del nostro gruppo”

Il post è firmato da Carlo Sibilia, Daniele Del Grosso, Sergio Battelli, Andrea Colletti, Simone Valente e Luigi Gallo.

Tutto questo avviene al termine di una mattinata convulsa: prima Campanella, uno dei 4 espulsi, è andato in televisione a criticare i metodi dei 5 Stelle, non solo dei capi (con riferimento a Beppe Grillo), ma anche dei “soldati”, spiegando che ormai all’interno del Movimento c’è chi si sente più 5 Stelle degli altri.

Tacconi invece aveva citato esplicitamente Di Maio nella mail indirizzata al capogruppo alla Camera Federico D’Incà, mail con la quale aveva formalizzato il proprio addio al gruppo di Montecitorio. Tacconi aveva chiesto la rimozione del post di Di Maio che lo accusava di volersi tenere lo stipendio.

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