M5s. Scissione se espellono i 4 dissidenti. 10 lasciano l’assemblea: “Fascisti!”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 febbraio 2014 11:32 | Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2014 17:25
Luis Alberto Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino

Luis Alberto Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino

ROMA – Il destino dei senatori Luis Alberto Orellana, Lorenzo Battista, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchinoè ora in mano alla Rete. Ma il rischio scissione è dietro l’angolo. Prima ancora che nelle parole e nelle conte dei giornali lo è nei fatti. Poco prima delle 16, infatti,  una decina di senatori si alzano dalla riunione e se ne vanno. E lo fanno in modo plateale. Qualcuno urla: “Siete peggio dei fascisti”. Repubblica fa anche i nomi degli arrabbiati, nomi che comprendono i 4 in odore di espulsione: Bencini, Romani, Pepe, Fedeli, Vacciano, Bignami, Campanella, Bocchino, Orellana, Battista, Iannuzzi.

Passano pochi minuti e a Sky Tg24 una senatrice M5s, Elena Fattori spiega come stanno le cose: “Dieci senatori si stanno dimettendo”. Per lei non si tratta di scissioni, ma di “defezioni”. In sostanza, però, cambia poco.

La riunione sembra un antipasto di quello potrebbe succedere se i quattro dissidenti verranno espulsi. Altri trenta sono pronti alle dimissioni. “Spero che la rete deciderà e confermerà il verdetto della assemblea – ha detto Beppe Grillo – così noi siamo un pochino meno ma molto, molto più coesi e forti”. Con queste parole il leader Cinque Stelle ha dato il via al voto tra gli iscritti sull’espulsione di quattro senatori dissidenti. “Non sono più in sintonia con il Movimento”, ha detto.

Ma secondo quanto riportato sull‘Huffington Post sarebbero stati proprio i toni del leader a provocare una slavina.

“Io con questa roba non ho nulla a che fare, voglio andarmene da questa follia”, sbotta un senatore, gli occhi lucidi. Lui e una sette, otto, forse una decina di suoi colleghi hanno deciso: “Un minuto dopo la ratifica dell’espulsione ci dimettiamo, questa schifezza è un Soviet, non il Movimento che abbiamo conosciuto”. Un numero preciso non è ancora prevedibile, ma sono molti che dicono senza mezzi termini che “ormai è certo, non si torna indietro”.

Il vento di scissione spira fortissimo, specie quando un dispaccio d’agenzia racconta di un’Alessandra Bencini in lacrime, intercettata mentre prendeva l’ascensore per lasciare Palazzo Madama: “Basta. Voglio tornare a casa, così non va”. Ma ci tiene a precisare: “Nessuna intenzione di formare un solo gruppo – spiega – Voglio andarmene ma non solo dal gruppo. Gli altri cosa faranno non lo so. Io sono una ed ho le idee chiare”. Come lei altri 3 sicuri sono pronti a lasciare perché in dissenso con la linea reazionaria del capo. Sommati agli altri quattro in via di espulsione e ad altri tre senatori M5S già fuori – Marino MastrangeloPaola De Pin e Adele Gambaro – avrebbero i numeri per formare un nuovo gruppo parlamentare al Senato.

E che per il Movimento sia forse la giornata più difficile, nel pomeriggio lo conferma un altro lancio Ansa che parla di insulti e gente che se ne va dalla riunione sbattendo la porta.

“Mi hanno insultata ma preferisco non parlarne”. Alessandra Bencini segue il gruppo di una decina di senatori ‘ribelli’ che lascia la riunione dei senatori 5 Stelle che discute sulle espulsioni e sulle dimissioni presentate da sei senatori. Durante l’assemblea, il senatore Lorenzo Battista chiede al capogruppo Maurizio Santangelo di dichiarare “non valida” l’assemblea congiunta che ha dato il via alla procedura di espulsione dei quattro ‘ribelli’, e di chiamare Beppe Grillo per comunicarglielo. A quel punto, sale la tensione – viene riferito – e Santangelo avrebbe invitato Battista ad andarsene: i senatori alzano la voce e vola anche qualche insulto, fino a quando i ‘dissidenti’ aprono la porta della sala, dalla quale si sente un forte brusio, e vanno via.

Di portata epocale invece i numeri riportati dal Corriere della Sera. Secondo il senatore Roberto Cotti, sarebbero “più di 30 i senatori pronti a difendere Campanella e gli altri”. Cotti spiega al Corriere che sono pronti a costituire un gruppo autonomo.

Altrettanto avviene alla Camera, dove alcuni deputati del M5S sono già pronti a lasciare il proprio gruppo parlamentare in dissenso per le espulsioni dei quattro “ribelli” al Senato. Anche i qui i “dissidenti” si starebbero contando per verificare la possibilità di formare un proprio gruppo a Montecitorio. La “scissione” avverrebbe in parallelo con quella in corso al Senato, dove è partita.

Accusati di aver tradito il leader Beppe Grillo, per aver apertamente criticato il suo operato, e quindi violato il codice dei 5 stelle, i quattro senatori sono stati messi al bando dai loro colleghi in Parlamento dopo una lunga e tormentata riunione. Grillo spiega così le ragioni a favore dell’espulsione:

Si terranno tutto lo stipendio, 20.000 euro al mese fanno comodo, capisco anche quello – afferma – Non capisco le motivazioni ideologiche: ‘Grillo non si fa mai vedere, Grillo dall’alto, il blog di Casaleggio’. Queste sono cazzate, non sono motivazioni ideologiche”.

“Dopo svariate segnalazioni dal territorio di ragazzi, di attivisti, che ci dicevano che i 4 senatori Battista, Bocchino, Campanella e Orellana si vedevano poco e male, i parlamentari del M5S – spiega Beppe Grillo agli iscritti al M5S – hanno fatto un’assemblea congiunta decidendo l’espulsione dei suddetti senatori. A me dispiace, perché in fondo non c’è niente di drammatico, però non sono più in sintonia con il MoVimento: ‘fate alleanze … perché non ha fatto alleanze con Letta … perché non fate’. Tutte persone che sul palco quando c’ero io dicevano esattamente il contrario, dicevano: ‘a casa tutti’, facevano degli olà che fulminavano. Sono cambiati, si cambia, non è mica detto”.

“Non ci possiamo permettere ancora di parlare di gente che bisbiglia ai giornali – aggiunge Grillo – Basta queste cose qui, se vogliono fare un partito con il Corriere, la Repubblica, Libero e l’Unità se lo facciano… e i talk show… che vadano pure ai talk show! Avranno adesso una grande trasparenza sui media, benissimo! E attraverso loro i media arriveranno forse a scalare ancora qualche posizione sulla libertà di stampa, siamo al settantesimo e magari con loro andremo al settantunesimo. Noi andiamo avanti, con cuore. Coraggio e vinceremo!”, conclude.

Intanto i quattro si sono chiusi in religioso silenzio nelle proprie stanze e stanno preparando un video per parlare direttamente a quella rete che ha in mano il loro destino. Orellana con toni pacati ha raccontato così la sua storia tra le fila del Movimento: