Berlusconi “comprò altri 10 parlamentari nel 2011”. Inchiesta si allarga

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 febbraio 2014 9:51 | Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2014 9:56
Berlusconi "comprò altri 10 parlamentari nel 2011". Inchiesta si allarga

Silvio Berlusconi (Foto LaPresse)

ROMA – “Silvio Berlusconi ha comprato altri 10 parlamentari ne 2011″. Questa la nuova indagine nata nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita dei senatori che vede protagonisti Sergio De Gregorio e Berlusconi. Se le accuse per il processo di De Gregorio andranno in prescrizione del 2015, la nuova indagine avviata dalla Procura di Napoli è recente e non vede ancora indagati. I reati ipotizzati sono di finanziamento illecito e corruzione.

Fulvio Bufi e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera spiegano:

“Le verifiche prendono le mosse da quanto era emerso dai verbali di interrogatorio di alcuni testimoni dopo la confessione di De Gregorio. Compreso Gianfranco Fini che il 4 aprile 2013, accetta di ricostruire davanti ai magistrati quanto avvenuto il 4 dicembre 2010 al momento di votare la sfiducia a Berlusconi voluta proprio da Futuro e Libertà, la formazione creata dal presidente della Camera dopo la «cacciata» dal Pdl. E dunque si concentrano sul ruolo di quattro deputati di Fli che in quell’occasione si schierarono a favore del Cavaliere: Catia Polidori, poi nominata sottosegretario allo Sviluppo economico; Maria Grazia Siliquini, designata nel cda delle Poste; Giampiero Catone, diventato sottosegretario all’Ambiente; Silvano Moffa, eletto presidente della Commissione Lavoro della Camera”.

Il Messaggero invece ricostruisce i nomi di chi ha cambiato schieramento in favore di Berlusconi:

“Parecchi i casi noti alle cronache di quel periodo. Furono tre, ad esempio, i voti mancati a Fini il 14 dicembre 2010, quando non passò la sfiducia a Berlusconi. E in almeno due casi, quel ”no” portò fortuna: a Maria Grazia Siliquini venne promessa una poltrona nel cda delle Poste (poi non ottenuta) mentre Catia Polidori divenne prima sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico e quindi viceministro.

Provvidenziale anche la votazione del 5 aprile 2011, con cui la Camera sollevò un conflitto di attribuzioni sul caso Ruby: decisivi furono i voti dei Lib-dem Daniela Melchiorre e Danilo Tanoni, oltre che dell’ex Mpa Aurelio Misiti. Quest’ultimo, ricandidato nelle liste di Grande Sud Mpa (finanziate, a bilancio, dal Pdl) è recentemente rientrato in Forza Italia. E stando ai conti ufficiali, i Lib-dem ebbero dal Pdl 700mila euro nel 2012. Melchiorre, prima che il governo Berlusconi crollasse, tornò per venti giorni sottosegretario alla Giustizia e Tanoni oggi è Garante dei detenuti nelle Marche.

Anche i parlamentari che impedirono, a febbraio 2011, che Berlusconi fosse perquisito in relazione al caso Ruby avrebbero ottenuto qualcosa: l’ex Fli Roberto Rosso pochi mesi dopo divenne vicepresidente della Regione Piemonte, Giulia Cosenza tornò con il Pdl e Luca Barbareschi con quella astensione segnò l’addio a Fini. Proprio l’ex presidente della Camera è stato ascoltato dai pm lo scorso 1 febbraio. E a verbale ha dichiarato che dal 2008 in avanti a gestire i fondi per tutti era solo il Pdl: «Sicuramente per le elezioni del 2008 An non ha percepito rimborsi. L’onorevole Crimi era il tesoriere del Pdl»”.

Gli inquirenti si stanno concentrando sui flussi di denaro del Pdl per verificare se vi siano stati versamenti sospetti:

“Gli accertamenti affidati al Nucleo di Polizia Tributaria guidati dal colonnello Nicola Altiero mirano a scoprire l’eventuale nesso tra il voto parlamentare e la successiva nomina. Ma anche a controllare se qualcuno possa aver ricevuto altre utilità o ricompense in denaro, proprio come accaduto nel caso di De Gregorio. Per questo vengono esplorati i passaggi di denaro avvenuti dopo il versamento dei rimborsi elettorali prima a Forza Italia e poi al Pdl. L’ipotesi è che i soldi siano stati fatti transitare su conti correnti e società riconducibili al Cavaliere e poi trasferiti sui depositi indicati dai parlamentari”.