Fede al posto giusto: ministro dello Sviluppo economico, a sostituire Claudio Scajola

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 23 Maggio 2010 20:20 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:19

Emilio Fede, tra Raffaella Zardo e Antonella Mosetti

Qualche giorno fa, proprio su Blitz, segnalammo la stranezza o meglio lo sconcio di un Presidente del Consiglio editore che assegna a sé medesimo la delega del ministero che esercita il controllo sulle telecomunicazioni, sulle frequenze, sulle emittenti private e via discorrendo.

Qualche ora dopo il solito amico bene informato e sedicente conoscitore dei misteri dei palazzi romani ci chiamò per invitarci alla cautela, spiegandoci che sarebbe stato un interim di pochissime ore, perché lo stesso Presidente della Repubblica si era fermamente raccomandato affinché una così stridente anomalia durasse il meno possibile.

I cosiddetti liberali alla amatriciana ammonirono le opposizioni, o meglio quei pochi che ancora osano parlare del conflitto di interessi, a non farsi riconoscere, a non montare una canea contro quella che avrebbe dovuto essere una soluzione tampone prima di nominare il successore del ministro Scaiola.

Come è come non è Silvio Berlusconi continua a mantenere l’interim, riunendo nelle sue mani il ruolo di presidente del consiglio,quello di ministro della tv e quello di proprietario di un immenso patrimonio nel settore dei media e della pubblicità. Negli stessi giorni i suoi uomini alla rai, quelli che concordavano con lui la lista delle trasmissioni sgradite, in un modo o nell’altro stanno accompagnando alla porta i giornalisti e gli autori sgraditi.

Michele Santoro e Maria Luisa Busi hanno già salutato e siamo pronti a scommettere che, già nella prossima settimana, si aprirà una vera e propria campagna per arrivare alla sostituzione del direttore di Rai news Corradino Mineo e alla soppressione degli altri programmi sgraditi a cominciare da “Parla con me” di Serena Dandini e da “Ballarò” condotto da Giovanni Floris, più volte al centro non solo delle telefonate pubblicate dai giornali, ma anche delle pubbliche sfuriate del presidentissimo e del suo servizio d’ordine mediatico.

Ci rendiamo conto che il conflitto di interessi sia ormai considerato patrimonio nazionale, da tutelare e da difendere, ma non è davvero possibile continuare a tacere e a fingere di non vedere e di non sapere.

Le autorità di garanzia del settore vogliono almeno balbettare qualcosa di comprensibile anche in lingua italiana? La autorità anti trust, che dovrebbe vigilare sulla libertà dei mercati e sui conflitti di interesse, vuole almeno fingere di manifestare preoccupazione e sollecitare pubblicamente il Governo a porre fine ad una situazione che contrasta persino con le norme vigenti?

Pochi secondi di interim avrebbero già costituito uno strappo grave, ma adesso si sta davvero passando il segno della decenza politica, etica, istituzionale e costituzionale.

Le cronache ci narrano di un Berlusconi furioso perché non riuscirebbe a trovare uno straccio di candidato autorevole pronto a prendersi le rogne lasciate dall’amico Scaiola, che debbono essere davvero enormi per aver indotto autorevoli personaggi a declinare l’invito, preferendo dedicarsi ad altri ed evidentemente meno insidiosi impegni.

Sia come sia, siamo in presenza di una situazione che non sarebbe tollerata in alcuna democrazia liberale, dal momento che la coincidenza, anche momentanea, del controllore e del controllato rappresenta una delle peggiori alterazioni possibili in un ordinamento democratico fondato sul principio di uguaglianza.

Gli arbitri hanno il dovere di intervenire e di farlo con tempestività ed autorevolezza anche attraverso un pubblico richiamo rivolto al Governo e al suo Presidente.

A meno che a cavar le castagne dl fuoco non ci pensi lo stesso Berlusconi nominando al ministero delle tv una persona seria, autorevole, distante da ogni possibile conflitto di interessi, una personalità che abbia, solo per fare un esempio, i requisiti e le caratteristiche di un Emilio Fede.

Se fossimo in Berlusconi non avremmo dubbio alcuno, sarebbe la nomina migliore, sarebbe uno sberleffo a chi finge di non vedere e di non sapere e soprattutto sarebbe finalmente una nomina pienamente rispondente allo spirito dei tempi.

Per una volta si potrebbe davvero titolare: “La persona giusta al posto giusto nel momento giusto”.

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