Fedele Confalonieri ambasciatore di Berlusconi: colloquio riservato con Napolitano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 8:58 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 8:58
Fedele Confalonieri ambasciatore di Berlusconi: colloquio riservato con Napolitano (LaPresse)

Fedele Confalonieri ambasciatore di Berlusconi: colloquio riservato con Napolitano (LaPresse)

ROMA – Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset ha incontrato Giorgio Napolitano al Quirinale, dove è stato ricevuto per un colloquio riservato. Confalonieri, amico da sempre e braccio destro di Silvio Berlusconi, era evidentemente nei panni dell’ambasciatore, salito sul Colle per cercare una “soluzione diplomatica” al cul-de-sac nel quale si è andato a infilare Berlusconi dopo la sentenza definitiva sul processo Mediaset, in una guerra muro contro muro con i giudici e con la minaccia di far cadere il governo Letta. Scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera:

“Nemmeno in guerra si interrompono le trattative, e a Confalonieri è stata affidata l’ultima, la più difficile, per volontà del padre e della figlia, che l’altra sera attendeva trepidante l’appuntamento, siccome tanto i Berlusconi quanto i berlusconiani ritengono che sia «tutto nelle mani di Napolitano». Così il patron del Biscione, che di sé dice sempre «non ci capisco di politica», si è incaricato di parlare di politica con i politici, ha fatto il giro romano delle sette chiese, ha consultato amici e avversari, prima e dopo la sua salita al Colle”.

Confalonieri, da sempre un mediatore, è contrario all’indirizzo preso dal suo amico. Secondo lui andare alla guerra è un disastro sotto tutti i punti di vista: per l’economia e per la politica italiana, per le aziende gestite dai preoccupatissimi figli Marina e Piersilvio Berlusconi.

“Ma per districarsi in un ginepraio di norme, procedure parlamentari, interessi politici e ragioni di Stato «è necessario muoversi senza far casino». Non si contano più le volte che «Fedele» l’ha ripetuto in queste settimane a «Silvio», sostenendo che «facendo cadere il governo non si porta a casa nulla». Epperò comprende l’amico, «come si fa a non capirlo», quando lo sente inalberarsi e impugnare la durlindana: «Già, ma poi quali sarebbero i vantaggi?».

Ciò che non tollera è l’insipienza tecnica e politica che ha condotto a questa situazione, gli azzeccagarbugli che frequentano i palazzi di giustizia e della politica. E ascolta con fastidio quelli del tanto peggio tanto meglio, quelli che «anche se nascesse un altro governo, sarebbe paralizzato perché noi controlliamo le commissioni con le presidenze». «Ma chi se ne frega delle commissioni, c’è di mezzo la vita di Berlusconi», ha urlato una volta durante una riunione, non avendo altro da difendere che «Silvio».”

Intanto l’incontro con Napolitano ha portato i suoi frutti:

“Così Confalonieri — e con lui Gianni Letta — riportano a Berlusconi un messaggio che la nota ufficiosa del Quirinale conferma e che spazza via i sospetti, le preoccupazioni, le angosce della trappola coltivate dall’ex premier. Il segnale del Colle viene infatti accolto ad Arcore con sollievo, e il barometro che ancora l’altra sera segnava tempesta mentre Berlusconi discuteva a cena con la Santanchè, ieri sera faceva registrare un ritorno al sereno mentre Alfano veniva ricevuto nella villa del Cavaliere”.