Marina Berlusconi, lettera al Giornale: “Giudici incubo. Del conto non so nulla”

Pubblicato il 26 luglio 2012 14:41 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 14:43
marina berlusconi

Marina Berlusconi (foto Lapresse)

PALERMO – Marina Berlusconi attacca i giudici di Palermo (“un incubo dalla discesa in campo” di papà Silvio) e poi ha confermato che i conti sotto inchiesta a Palermo (di cui era cointestaria) erano “a sua insaputa”. La figlia dell’ex presidente del Consiglio ha scritto una lettera, pubblicata da Il Giornale, all’indomani del suo interrogatorio.

Marina Berlusconi è stata chiamata a testimoniare nell’ambito dell’inchiesta in cui il senatore Pdl Marcello Dell’Utri è indagato per presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi. Secondo l’accusa, alcuni degli assegni “sospetti” che Berlusconi ha versato a Dell’Utri sarebbero partiti proprio da un conto cointestato alla figlia Marina.

La Berlusconi si chiede: “Ma perché la Procura di Paler­mo è interessata a sentire proprio me su questo cumulo di assurdi­tà? Sempre dai giornali apprendo che si parla di un conto cointesta­to mio e di mio padre, da cui sarebbero partiti due dei bonifici indi­rizzati a Dell’Utri e a suoi famiglia­ri. Io però di questo conto non ri­cordo neppure l’esistenza”.

Marina Berlusconi però ammette: “Faccio le verifiche, e in effetti emerge che è esistito fino a sette anni fa, anche se non ne ho mai avuto la disponi­bilità. Che cosa devo andare a dire allo­ra alla Procura di Palermo? Che di questo conto non ricordo assolu­tamente nulla? Che peraltro non trovo nulla di strano nel fatto che mio padre senta, di­rei, il dovere di sostenere un prezioso col­laboratore il quale è improv­visamente sprofondato in un incu­bo che da quasi vent’anni lo co­stringe a trascinarsi da un tribuna­le a una Procura, un incubo che gli ha rovinato non solo la carriera ma anche la vita, un incubo che è guarda caso comparso in contem­poranea con la discesa in campo di mio padre? È la pura verità”.

Poi Marina Berlusconi parla dell’interrogatorio: Rispondo a tutte le domande (una ventina di minu­ti complessivamente), riparto sen­za dire nulla- rispettosa del segre­to di indagine – alla stampa che qualcuno mi ha fatto trovare schie­rata in forze all’uscita. Risultato? Nel giro di poche ore mi vedo precipitata nell’inferno mediatico. Nei tg della sera la mia foto si mescola con quelle dei boss e di orribili stragi, tutto tenuto in­sieme da una parola che mi mette i brividi solo a pronunciarla: ma­fia.

Poi se la prende con i giornali: Peggio avviene con i giornali di stamane. Ben forniti dai soliti noti «ambienti giudiziari» di mez­ze verità e bugie intere, mi descri­vono come una teste evasiva o che aveva l’unica preoccupazione di evitarsi problemi. Eccola qui l’al­ternativa folle, assurda, inaccetta­bile: o menti, raccontando quello che da te si vorrebbe sentire an­che se non è vero, o dici la verità e allora cominciano a circondarti il sospetto e le insinuazioni. E ricor­diamoci che stiamo parlando di quanto c’è di più terribile, la ma­fia.