Processo Tarantini, avvocati: “Escort volontarie da Berlusconi. Chi le aiutò non commise reato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 dicembre 2017 16:57 | Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2017 16:57
Tarantini-Escort-Berlusconi

Gianpaolo Tarantini (Foto Ansa)

BARI – Le escort portate da Gianpaolo Tarantini nelle residente di Silvio Berlusconi erano tutte ragazze maggiorenni che si sono prostituite volontariamente e senza condizionamenti: è quanto sostengono gli avvocati difensori di Tarantini nel processo “escort” di secondo grado iniziato oggi, giovedì 21 dicembre, dinanzi alla Corte di Appello di Bari.

Secondo i legali, chi ha aiutato le ragazze nella loro libera attività imprenditoriale non può essere condannato per reclutamento e favoreggiamento della prostituzione.

Preliminarmente alla discussione nel merito delle condotte contestate, i legali hanno sottoposto ai giudici della Corte una eccezione sulla legittimità costituzionale di una parte della legge Merlin. Quella delle escort è una “figura sociale completamente diversa dalla prostituzione da strada”, nella quale le “donne sono spogliate dalla loro dignità e libertà”, mentre la “prostituzione volontaria è un crimine senza vittime”, ha detto l’avvocato Nicola Quaranta.

Nel caso delle donne portate a casa di Silvio Berlusconi, gli stessi giudici di primo grado, non riconoscendo risarcimenti alle parti civili, “ammettevano – ha ricordato il difensore – che le escort in questione non hanno subito alcun danno, anzi, oltre la remunerazione esse hanno tratto vantaggio dalle occasioni loro offerte da Tarantini avendo avuto la possibilità ambitissima di entrare in contatto con il potente e facoltoso imprenditore e presidente del Consiglio italiano”.

Nei quasi sessant’anni trascorsi dall’approvazione della Legge Merlin del 1958, c’è stato un “graduale passaggio in giurisprudenza dell’oggetto della tutela, dalla moralità pubblica alla libertà nell’esercizio del meretricio, ha proseguito Quaranta. Certamente in un Paese cattolico come il nostro la prostituzione è un peso morale, chi va con le escort non lo dice, non lo vuole far sapere perché è disdicevole” ma “lo Stato non punisce chi si comporta in maniera immorale”.

Per l’avvocato, quindi, “punire chi aiuta, implementa, favorisce l’esercizio della libertà sessuale altrui è costituzionalmente illegittimo poiché lesivo e limitativo della libertà di esercitare liberamente e in forma imprenditoriale un proprio diritto inviolabile”.

“In base all’attuale ordinamento penale la prostituta, se è libera di esercitare la propria attività lavorativa autonoma retribuita, lo è in modo discriminato, ha aggiunto l’avvocato Amenduni, non può avvalersi di chi la ingaggi, la segnali o la pubblicizzi, perché facendolo lo rende perseguibile penalmente. In tal modo l’ordinamento le vuole sole e le lascia sole”.

Diversa la versione del procuratore generale di Bari, Emanuele De Mario: “Prostituirsi è un lavoro che fa soffrire chi lo esercita. Per questo, che la prostituzione si eserciti in locali di lusso o per strada, la sostanza non cambia”. Con queste parole il pg si è opposto così alla eccezione di incostituzionalità di parte della Legge Merlin presentata dai difensori degli imputati nel processo ‘escort’ di secondo grado iniziato oggi dinanzi alla Corte di Appello di Bari. Per l’accusa “chi si prostituisce in cambio di denaro non lo fa mai volontariamente, ma anzi rinuncia alla propria libertà all’autodeterminazione sessuale”.

Gli imputati, Gianpaolo Tarantini, i suoi amici Massimiliano Verdoscia e Peter Faraone e Sabina Began, ‘l’ape regina’ delle feste organizzate nelle residenze di Silvio Berlusconi, rispondono di favoreggiamento e reclutamento della prostituire per aver portato 26 giovani donne ed escort affinché si prostituissero dall’allora presidente del Consiglio.

La Corte scioglierà la riserva sulla eccezione alla prossima udienza del 6 febbraio 2018. Se i giudici la accogliessero la questione sarebbe sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. In caso contrario il processo proseguirebbe il 16 febbraio con la discussione nel merito e le eventuali richieste di conferma di condanna.