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Ruby, Berlusconi ricorre in Appello: “Chiedo assoluzione piena”

Berlusconi ricorre in Appello per Ruby: "Chiedo assoluzione piena"

Berlusconi ricorre in Appello per Ruby: “Chiedo assoluzione piena”

MILANO – Un ricorso in Appello per chiedere assoluzione piena. Silvio Berlusconi, tramite i suoi difensori, ha depositato a Milano il ricorso in Appello contro la sentenza con cui è stato condannato dal Tribunale a 7 anni di carcere per il caso Ruby.

Nel ricorso si chiede l’assoluzione dalle accuse di concussione e prostituzione minorile con la formula “perché il fatto non sussiste”.

In primo grado Berlusconi è stato condannato a 7 anni di carcere. Ovvero 6 anni per concussione più un anno per prostituzione minorile. La condanna comporta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici: Berlusconi non potrà avere incarichi pubblici, non potrà essere eletto né votato, non potrà più essere premier. Sempre che la condanna sia confermata in Appello e quindi in Cassazione.

Le ragioni del ricorso. Non c’è prova che Silvio Berlusconi abbia compiuto atti sessuali a pagamento con Ruby. E’ quanto in sintesi si sostiene nei motivi di appello depositati questa mattina nella cancelleria penale del Tribunale di Padova e con i quali gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo chiedono l’assoluzione piena del Cavaliere, imputato per la vicenda con al centro la giovane marocchina.

Nel ricorso, che nei prossimi giorni sarà trasmesso a Milano, si sottolinea che Karima El Marough ha sempre negato di aver fatto sesso, men che meno a pagamento, con l’ex premier. E proprio le affermazioni della ragazza sono uno dei punti cardine che hanno portato la difesa a sostenere che manca il presupposto per la sussistenza di entrambi i reati contestati, e cioè la concussione per costrizione e la prostituzione minorile in relazione all’ipotesi del compimento di atti sessuali con minorenne (art. 600 bis, comma 2 c.p.). Nel ricorso, poi, si ribadisce che il denaro versato dall’ex capo del Governo a Ruby era avvenuto a titolo di aiuto economico, come un gesto di “liberalità”.

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