Afragola: si spengono le luci sulla stazione Tav dell’archistar inaugurata nel 2017?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Febbraio 2020 13:47 | Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio 2020 14:35

La stazione Tav di Afragola (Ansa)

ROMA – La storia in sé non farebbe purtroppo nemmeno notizia. La grande impresa non paga quanto dovuto alla piccola ditta subappaltarice che, indebitata fino al collo con la banca per proseguire i lavori, finisce in bancarotta. Ma il caso dell’avveniristica stazione Tav di Afragola descritto da Vincenzo Iurillo sul Fatto quotidiano racconta di più e se possibile di peggio.

Racconta l’incubo cui è stato catapultato Raffaele Congiu con la sua impresa di impiantistica delle luci, per aver partecipato al sogno illusorio della realizzazione del progetto firmato dall’archistar Zaha Hadid. A prezzo di notte insonni e impegno h24 sospesi a 20 metri di altezza, con moglie e figlio ha letteralmente dato luce a tempo di record a tutta la stazione. 

La notizia è che Congiu ha scritto alla Procura di Napoli denunciando le insolvenze del suo committente, il gruppo Astaldi, che lo hanno costretto a chiudere.

Sembra, perché il procuratore capo Francesco Greco possiede gli elementi per l’apertura di un’inchiesta per farla sequestrare, che la stazione sia stata inaugurata senza collaudo per consentire di incassare i premi ai dirigenti Rfi e Italferr. I dirigenti facevano pressioni all’appaltatore principale, Afragola scarl del gruppo Nbi Astaldi.

Il quale si rifaceva sui piccoli subfornitori come Rosa Neon di Congiu per costringerli ad accelerare i tempi, minacciando penali da capogiro. Poi però non ha onorato il contratto di committenza, la banca si è rivalsa contro di lui e un’impresa con 30 anni di lavoro alle spalle ha dovuto chiudere.

Quando ha letto sullo stesso Fatto quotidiano dell’inchiesta ha deciso di scrivere alla procura che prontamente lo ha  chiamato dalla Sardegna dove vive per raccoglierne la testimonianza. Cosa che la procura farà con tutti gli altri fornitori. 

Qualche cifra. La stazione è costata 70 milioni di euro, a inizio giugno 2017 l’allora primo ministro Gentiloni ha tagliato il nastro per un’opera che sicura non è. Rosa Neon ha chiesto un finanziamento di 150mila euro alle banche per completare i lavori, il doppio del suo valore.

Il gruppo Astaldi, per le fatture non pagate, ha fatto domanda di concordato in bianco. Quanto hanno incassato in premi i dirigenti Rfi e Italferr non è dato sapere. Lo scempio è stato risparmiato a Zaha Hadid solo perché nel 2016 era già passata miglior vita. (fonte Il Fatto quotidiano)