Anthony Shadid: “Mi ha ucciso il New York Times”. Morire di giornalismo si può

Pubblicato il 26 Giugno 2012 20:19 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2012 20:19

ROMA – Morire di giornalismo si può. Ricordate Anthony Shadid, il corrispondente del New York Times dalla Siria? Non l’avevano ammazzato le bombe in Iraq e in Libia, dov’era anche finito in mano alle milizie pro-Gheddafi, ma lo aveva finito un banalissimo attacco di asma mentre si trovava in Siria per una inchiesta sull’opposizione al regime di Bashar al-Assad. Eppure non è stata nemmeno l’asma: il cugino Ed rivela ora al Gawker che Anthony prima di morire disse alla moglie: “Se mi dovesse succedere qualcosa in Siria dì a tutti che ad uccidermi è stato il New York Times”.

Il perchè? Secondo la vedova il giornale sapeva che quell’ultimo viaggio in Siria era troppo pericoloso per lui ma lo autorizzò comunque. Il cugino Ed racconta anzi che Anthony non voleva partire e che proprio per questo ebbe una “violenta discussione al telefono con il suo editore”.

Se le accuse fossero vere sarebbe un durissimo colpo di immagine per il New York Times. Ma non sarebbe nulla di nuovo sotto al sole. Quanti giornali inviano i loro giornalisti in posti di guerra spingendoli fino al limite estremo pur di vendere una copia in più? E’ la logica spietata e ingiusta del mercato. D’altronde il giornalista, nell’economia di un mercato, non è nient’altro che un operaio.