Antonio Padellaro: Mattarella presidente trionfo di Matteo Renzi, piccolo Cesare

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Febbraio 2015 10:57 | Ultimo aggiornamento: 4 Febbraio 2015 10:57
La prima pagina del Fatto Quotidiano

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ROMA – L’ultimo editoriale di Antonio Padellaro come direttore del Fatto Quotidiano (ora gli è subentrato Marco Travaglio) è stato sulla elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica:
“Con il silente palermitano assiso sul Colle ha inizio il settennato di Matteo Renzi che, giunto alla prova più insidiosa, è apparso un gigante della politica in rapporto agli gnomi che hanno cercato di intralciarlo e sono stati rapidamente liquidati. Non ha dovuto faticare molto, se non nell’identikit del candidato ideale che servisse a tacitare la chiassosa e confusionaria opposizione interna al Pd”.

La regia di Matteo Renzi induce Antonio Padellaro a paragonare Renzi niente meno che a Giulio Cesare, piccolo Cesare, certo, ma probabilmente più longevo (anche se, per arrivare all’età in cui Giulio Cesare chiuse, a Renzi mancano ancora più di tre lustri):
“La presidenza Mattarella, per la storia del prescelto, suscita speranze in chi vorrebbe un ritorno alla Costituzione, quella del 1948, e un ruolo di arbitro e non di giocatore del capo dello Stato. Ma essa è servita anche a tacitare la sinistra Pd, che d’ora in poi difficilmente potrà demonizzare il Nazareno come luogo di patti occulti e di comitati d’affari, cosa che temiamo continuerà a essere. Dopodiché per Renzi è stato facile andare a dama contando sugli autogol di ciò che rimane della destra e sull’inconsistenza dimostrata in questa partita dal M5S. Giulio Cesare sottomise le Gallie con una campagna militare.Il piccolo Cesare, con la campagna acquisti. Ma è destinato a durare di più”.
A inverare il successo di Renzi, secondo Padellaro, c’è ben di più del profilo di Sergio Mattarella:  “Sarà visibile (forse) tra qualche tempo la reale toponomastica del voto di scambio che ha consentito l’elezione al Quirinale di Sergio Mattarella con 160 voti in più dei necessari 505. Perché nella notte tra venerdì e sabato di cambiali politiche (e non) devono esserne state firmate parecchie in qualche dependance di Palazzo Chigi. Il tutto in cambio del soccorso di Area popolare, che ad Alfano è costata una mezza scissione nel partitino azzurrino, senza contare il plotone di ascari reclutati tra le macerie di Forza Italia, qualche “spontaneo” contributo degli ex grillini, oltre naturalmente alle residue fronde pd ed ex montiane che, adeguatamente placate, hanno battuto un colpo firmando anch’esse le schede(“S.Mattarella”,“MattarellaSergio”ecc.) come da accordi. […]

Il “nome” giusto doveva evocare antiche e dimenticate virtù (i galantuomini di una volta), ma anche rappresentare un simbolo condiviso (il fratello Piersanti ucciso dalla mafia). Bene perfino le radici democristiane che hanno smesso da tempo di costituire un colpa per suscitare, di fronte agli scempi dell’attuale politica, i rimpianti di una perduta età dell’oro”.