Art. 18, il ritorno. Fannulloni in festa. L’accordo Ilva segna l’inizio della decrescita felice

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 11 settembre 2018 13:14 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2018 13:15
Art. 18, il ritorno. Fannulloni in fedta. L'accordo Ilva segna l'inizio della decrescita felice

Art. 18, il ritorno. Fannulloni in fedta. L’accordo Ilva segna l’inizio della decrescita felice. Nella foto: Di Maio al tavolo Ilva non si rende conto del disastro appena compiuto

Art. 18, il ritorno. L’accordo Ilva segna l’inizio della decrescita feliceGoverno Lega-M5s, come andrà a finire? Gli elettori, i grillini soprattutto, sono delusi. Avevano davvero creduto che l’Ilva sarebbe stata chiusa. Adesso si battono contro la Tap. L’importante è dire NO a qualcosa. Ma i danni saranno comunque incalcolabili, secondo Giuseppe Turani che ne scrive in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business. Basta pensare alla clausola cavallo di Troja nell’accordo Ilva, che reintroduce l’art.18 dello Statuto dei lavoratori. Per decenni è stato l’ombrellone alla cui ombra si sono rifugiati i fannulloni d’Italia. Per decenni ha costituito un freno alle assunzioni a tempo indeterminato. Ora andatelo a spiegare nelle altre fabbriche: tutti vorranno la clausola di esenzione. L’accordo di cui Di Maio va tanto fiero si applica non solo a Taranto ma anche a Genova. Vedete voi.

E questo è solo l’inizio. Questa è roba che poi serviranno mille anni, e i frati circestensi e benedettini, per ricostruire un po’ di economia, ripartendo dai conventi, da un po’ di agricoltura, dalla filatura della seta e dai piccoli commerci.

E’ quasi sconvolgente il fatto che questa gente, dotata di grande favore popolare, non abbia poi alcuna idea di come si amministra un paese. Blocchiamo gli immigrati (forse bisognerà anche sparare). E va bene. Poi? Ci si spopola lentamente e si stampano montagne di carta per far finta che ci sia un grande benessere in corso?

E poi ci sono quelli che li votano, terrorizzati dall’arrivo dei negher e da qualsiasi cosa diversa dal solito.

Valga per tutti l’esempio di Taranto. Hanno votato in massa per i 5 stelle, convinti davvero che la signora Lezzi e altri tre suoi pari potessero, se eletti, cancellare con un tratto di penna la più grande acciaieria d’Europa, intorno alla quale gira l’1 per cento del Pil nazionale.

Finita la festa, gabbato lo santo, ovviamente e l’acciaieria continuerà a sfornare i suoi prodotti. Elettori a 5 stelle furibondi: erano davvero convinti che se ne sarebbero stati a casa, vicino all’ex-acciaieria trasformata in parco giochi acquatici, con tanto di reddito di cittadinanza accreditato direttamente in banca. I carabinieri hanno dovuto proteggere qualche sprovveduto deputato a 5 stelle che aveva cercato di spiegare ai suoi elettori delusi quello che era successo.

Ma non è finita. Per farsi un po’ perdonare è sceso in campo addirittura Di Maio. L’Ilva abbiamo dovuto salvarla, ma sulla Tap saremo intransigenti. La Tap è un tubo di centinaia di chilometri che porta in Europa il gas del Kazakistan. La parte pugliese sarà qualche centinaio di metri, dieci metri sottoterra. Ma su questo è in corso da anni una battaglia ecologista (guidata dai soliti 5 stelle) che si oppongono. Ignorano che in Italia ci sono migliaia di chilometri di gasdotti che nessuno ha mai visto, che non danno fastidio alcuno e che portano nelle nostre case il gas con il quale facciamo il caffè al mattino.

In sostanza, quattro facinorosi pugliesi (guidati dai 5 stelle) pretendono di bloccare un gasdotto che dovrà servire tutta l’Europa. Perché? Perché loro vivono d’aria e d’amore, perché sono sostanzialmente scemi.

Questa è l’Italia sovranista che ci aspetta. Poi, dice Salvini, toccherà all’Europa.