Asia Bibi, reato di bicchiere impuro è e resta legge in Pakistan

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 novembre 2018 14:03 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2018 14:03
Asia Bibi, reato di bicchiere impuro è e resta legge in Pakistan

Asia Bibi, reato di bicchiere impuro è e resta legge in Pakistan

ROMA – Asia Bibi assolta, notizia di qualche giorno fa. Assolta in Pakistan Asia Bibi colpevole di esser cattolica. E quindi un abitante del mondo occidentale si aspetta che, poiché assolta, la donna esca dal carcere. Beata innocenza e inconsapevolezza del mondo. O almeno di alcune sue robuste porzioni, vedi Pakistan ne caso in specie.

Asia Bibi dal carcere non è uscita e sono passati giorni. Nonostante l’assoluzione dal carcere non esce. Resta dentro, ed è il primo motivo, perché se esce è molto probabile che la ammazzano. La ammazza il popolo. Il popolo e non oscuri e isolati killer. Il popolo, gran parte del popolo in Pakistan, se Asia Bibi esce dal carcere è pronto a darle la caccia in strada, in città, a casa. A darle la caccia e a darle la morte sentenziata dalla giustizia del popolo. Morte per lei e per chi la sostiene, la protegge o la assolve. A dirlo e rivendicarlo sulla pubblica piazza un partito politico dal fortissimo seguito, il partito della purezza islamica.

Darle la morte, ammazzarla in strada o dove capita se Asia esce dal carcere, forse un’esagerazione verbale, forse isteria da mobilitazione di piazza. Ma mica sarà così davvero…No? In Pakistan sono già stati ammazzati un Governatore e un ministro. Ammazzati perché avevano sostenuto in pubblico che i non musulmani sono esseri umani giuridicamente uguali ai musulmani e come tali vanno trattati. Legge uguale per musulmani e non musulmani, tutti uguali davanti alla legge. Sono stati ammazzati, puniti con la morte.

E il leader del partito della purezza islamica dopo l’assoluzione di Asia Bibi ha parlato chiaro: i giudici che l’hanno assolta meritano la morte. E ha invitato autisti, camerieri, portieri, guardie del corpo, impiegati, insomma chiunque sia o venga a contatto con quei giudici, ad ammazzarli con le proprie mani. Alla prima occasione.

Ecco perché Asia Bibi non esce dal carcere, è la prima ragione. Se esce senza un  piano di sicurezza, protezione e fuga all’estero, semplicemente in Pakistan l’ammazzano.

La seconda ragione per cui Asia Bibi resta in carcere è ancora più celata e incomprensibile ad un occidentale. Non esce perché è stata assolta per quel che da noi chiameremmo insufficienza di prove. Asia Bibi è stata accusata ed è finita in galera perché donne musulmane hanno denunciato come lei abbia reso impuro un bicchiere bevendoci con le sue labbra da cristiana e poi abbia passato quel bicchiere reso impuro al contatto con bocche musulmane. I giudici che l’hanno assolta e non le hanno comminato l’ergastolo, in quel caso previsto, hanno sentenziato di non aver trovato le prove.

Le prove no, ma il reato di bicchiere impuro c’è e resta tale in Pakistan. Quindi Asia Bibi resta in carcere perché una revisione del processo non è impossibile. Per gran parte del popolo in Pakistan Asia Bibi è una che l’ha sfangata grazie a cavilli burocratici e giuridici. Per gran parte del popolo è una colpevole che non si è riuscito a provare sia tale.

Nessuno in Pakistan ha mai assolto nessuno dall’accusa di aver reso impuro un bicchiere con labbra da cristiana. In Pakistan la repressione attiva e la punizione implacabile della blasfemia è legge. E blasfemo è ogni atto, blasfema è ogni parola che la comunità dei fedeli possa sentire o supporre come irritante per l’unico e solo dio. Questo è il Pakistan di popolo. E anche di Stato, Stato che non a caso ad Asia Bibi non dà neanche un passaporto. In Pakistan non c’è nessuna giustizia che abbia riconosciuto come una donna non possa rendere impuro un bicchiere con la sua religione.

Bene tenerlo a mente, altrimenti si interpreta molto male il significato della parola assolta a fianco al nome Asia Bibi. Bene tenere a mente cosa è davvero il Pakistan. Con l’orgoglio di vivere in altro contesto di civiltà. Ma senza inorgoglirsi troppo: ancora qui e oggi ce n’è che vanno in giro in nome di un presunto dio feroce e sadico. Ce n’è che vanno in giro a dire l’omosessualità è malattia da cui guarire espellendo il maligno da se stessi. Ce n’è che vanno in giro a bollare come impure le donne non sottomesse. Ce n’è anche qui di gente organizzata che vorrebbe punire e reprimere la blasfemia. Per fortuna lo fanno ad insaputa di ogni vero dio che, se c’è, volta la testa dall’altra parte per non vergognarsi di loro.