Banche italiane, non fu aiuto di Stato, Ue smentita. Patuelli, Gasparri: perché questa Europa è da cambiare

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 20 marzo 2019 13:00 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019 15:47
Banche italiane, non fu aiuto di Stato, Ue smentita. Patuelli, Gasparri (nella foto): se...

Banche italiane, non fu aiuto di Stato, Ue smentita. Patuelli, Gasparri (nella foto): se…

Italia umiliata sugli aiuti alle banche dall’Europa, e anche il tanto bistrattato Matteo Renzi hanno trovato riscatto in una sentenza della Corte di Giustizia europea. La massima corte dell’Unione ha sentenziato:
“Non ci fu “aiuto di Stato” nei fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) alla Popolare di Bari per il salvataggio di Banca Tercas nel 2014 e bocciato dall’Antitrust Ue all’epoca”.
Fosca incombe l’ombra dell’aquila tedesca. Berlino sta spingendo per un fusione tra le sue principali banche, Deutsche Bank e Commerzbank, per dare vita a un colosso da 22 miliardi. Chissà che la sentenza non sia un contrordine compgni? Prima contro l’Italia, ora quando il danno è stato fatto, per gli interessi tedeschi.
Vi sembra sovranista Maurizio Gasparri quando dice che “si conferma ancora una volta la iniquità di alcune decisioni assunte in sede europea che l’Italia dovrebbe contestare con più decisione.
“Spesso si invoca la formula ‘aiuti di Stato’ quando non ci sono i presupposti per farlo. Intanto, invece, si fanno dilagare concorrenti sleali che fanno dumping come le aziende cinesi.
E conclude. “L’Europa serve, ma va rifondata da cima a fondo”.
Nel caso specifico, la Corte di Giustizia Europea ha accolto il ricorso dell’Italia e della Popolare di Bari (sostenuto dalla Banca d’Italia) e ha annullato la decisione della Commissione Ue secondo la quale i fondi concessi a Tercas a titolo di sostegno del Fitd (dove sedeva nel consiglio un rappresentante della Banca d’Italia) fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane.
L’autorità europea, ha sentenziato la Corte, non lo ha dimostrato.
La reazione dell’Associazione bancaria italiana, attraverso il presidente Antonio Patuelli e il dg Giovanni Sabatini, è stata a caldo di “grande soddisfazione”. Patuelli è andato oltre, chiedendo le dimissioni della commissaria Ue all Concorrenza Vestager.
Per Patuelli, le conseguenze delle sentenze sono “giuridiche, economiche e non possono che essere anche istituzionali”.
L’interpretazione della Commissione europea sul Fidt “ha reso le crisi bancarie più costose per i risparmiatori, gli investitori e le banche che hanno speso molto di più”.
In una nota, la Banca Popolare di Bari afferma che valuterà «determinazioni su eventuali azioni di rivalsa e di richiesta di risarcimenti nei confronti della Comunità Europea».
Matteo Renzi, a suo tempo bistrattato un po’ da tutti per avere avallato la scelta del Fondo, ha trovato un alleato insospettabile in Marco Palombi, firma di punta del Fatto:
“Dovrebbe o no Renzi inc….rsi come una biscia e querelare la Ue?” si chiede il giornalista che certo non lo ama per principio.
L’Abi chiede che la Commissione Ue “rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni che hanno imposto nel 2015 la risoluzione delle “quattro banche” e altri interventi di salvataggio bancario più onerosi delle preventive iniziative del Fitd che trae nuova legittimità per recuperare in pieno le sue funzioni statutarie”.

Il Sole 24 Ore ricostruisce la vicenda e spiega.
“La Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) con sede in Lussemburgo spiega in una nota come spettasse “alla Commissione Ue disporre d’indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l’influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato”.
Invece, “la Commissione non disponeva d’indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il Fitd (il fondo di tutela depositi alimentato dalle stesse banche private, ndr) ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas”.
“In seguito, il Fitd ha dovuto creare uno schema volontario “clonando” quello esistente, per procedere ad alcune operazioni di salvataggio o sostegno di altri istituti come alcune casse e Carige”.
Il Tribunale Ue ritiene che “il mandato conferito al Fitd dalla legge italiana consista unicamente nel rimborsare i depositanti (entro il limite di 100mila euro per depositante), in quanto sistema di garanzia dei depositi, quando una banca membro di tale consorzio è oggetto di una liquidazione coatta amministrativa.
“Al di fuori di tale ambito, il Fitd non agisce in esecuzione di un mandato pubblico imposto dalla normativa italiana. Gli interventi di sostegno a favore di Tercas hanno quindi una finalità diversa da quella derivante da detto sistema di garanzia dei depositi in caso di liquidazione coatta amministrativa e non costituiscono l’esecuzione di un mandato pubblico”.
Spiega ancora il SOle 24 Ore:
Nella sentenza relativa a un pacchetto di cause riunite (T-98/16 Italia/Commissione Ue, T-196/16 Bpb già Banca Tercas/Commissione Ue, e T-198/16 Fitd/Commissione Ue), il Tribunale Ue sottolinea poi che l’autorizzazione, da parte della Banca d’Italia, dell’intervento del Fitd a favore di Tercas «non costituisce un indizio che consenta d’imputare la misura di cui trattasi allo Stato italiano». I delegati della Banca d’Italia che assistevano alle riunioni degli organi direttivi del Fitd «hanno avuto in questo caso un ruolo puramente passivo di meri osservatori. Inoltre, l’intervento della Banca d’Italia nei negoziati tra il Fitd, la BpB e il commissario straordinario di Tercas «è solo espressione di un dialogo legittimo e regolare con l’autorità di vigilanza, senza che quest’ultimo abbia avuto un impatto sulla decisione del Fitd d’intervenire a favore di Tercas»”.

 E adesso, magari, nota Palombi, con questa sentenza a Berlino danno una mano fischiettando alla fusione tra DB e Commerzbank.