Berlusconi, Renzi ci coglionano. Prodi conferma, Italia stritolata dai burocrati

Pubblicato il 20 gennaio 2014 17:19 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2014 13:37
Berlusconi, Renzi ci coglionano. Prodi conferma, Italia stritolata dai burocrati

Romano Prodi: resa senza condizioni alla burocrazia

Sistema elettorale, Senato, doppio turno? Il problema non è in nessuna di tutte le formule e slogan con cui ci ammorberanno nei prossimi mesi, forse inutilmente, perché alla fine Berlusconi farà saltare il tavolo, questa volta lasciando con un palmo di naso Matteo Renzi, come ha già fatto con la Bicamerale con Massimo D’Alema, avendo nel frattempo lo stesso Berlusconi ormai raggiunto lo scopo, quello di essere rimesso in gioco a pieno titolo. Farà ancora un po’ di melina, cercherà ancora qualche vantaggio per Mediaset e poi cercherà di vincere le elezioni, in ogni modo.

Chiunque vincerà le elezioni farà i suoi traffici, difenderà le sue tv o ci metterà nuove tasse. Ma le tasse non serviranno al bene dell’Italia e degli italiani, serviranno a mantenere la gigantesca zecca (insetto, non luogo dove si batte moneta) che ci  dissangua.

Per confermare questa pessimistica sensazione è utile leggere quello che ha scritto Romano Prodi sul Messaggero, sotto il titolo:

“La macchina pubblica è un freno alla ripresa”.

Ecco, queste le parole precise:

“Arriviamo al nocciolo del problema, che è il funzionamento della macchina pubblica. I provvedimenti del governo e del parlamento vengono presi e annunciati con grande solennità ma non vengono poi messi in atto, con tutte le conseguenze del caso.

“Può essere solo un fatto folcloristico ricordare che, pochi mesi fa, erano ancora mancanti alcuni passaggi burocratici necessari per mettere in atto alcune liberalizzazioni decise dal ministro Bersani durante il mio governo, ma desta più preoccupazione notare che oltre la metà dei provvedimenti attuativi delle decisioni del governo Monti e una maggioranza bulgara di quelle del governo Letta debbono ancora essere scritti.

“È inutile continuare a elencare l’importanza delle decisioni prese, se poi queste decisioni non hanno effetti concreti”.

Se lui che è stato presidente del Consiglio dei Ministri dal 18 maggio 1996 al 21 ottobre 1998 e dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008, tre anni e mezzo, ne parla con tanto distacco e senso di impotenza, vuole proprio dire che la burocrazia ci uccide, anzi ci ha già ucciso e per l’Italia non c’è più speranza.

 

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