Elezioni. Bersani, Renzi e le macchie di Berlusconi: fu D’Alema nel ’97 che lo resuscitò

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 marzo 2018 15:12 | Ultimo aggiornamento: 3 marzo 2018 15:12
Elezioni. Bersani attacca Renzi per "le macchie di Berlusconi" ma ha la memoria corta: fu D'Alema nel '97 che lo resuscitò il giaguaro (caimano). Nella foto, Bersani e D'Alema alla Camera, 20 dopo il primo ritorno di Berlusconi. Ora, grazie ai loro errori, Berlusconi è di nuovo in auge...

Elezioni. Bersani attacca Renzi per “le macchie di Berlusconi” ma ha la memoria corta: fu D’Alema nel ’97 che lo resuscitò il giaguaro (caimano). Nella foto, Bersani e D’Alema alla Camera, 20 dopo il primo ritorno di Berlusconi. Ora, grazie ai loro errori, Berlusconi è di nuovo in auge…

ROMA – Bersani attacca Renzi: “Ha rimesso le macchie al giaguaro Berlusconi”. La battuta fa parte del repertorio di Pierluigi Bersani che l’ha già usata in altre occasioni. L’ultima è di sabato 3 marzo, vigilia elettorale, in una intervista alla Stampa di Torino: “Matteo ha rimesso le macchioline all’eterno giaguaro Berlusconi. Dopo il voto mi auguro una riflessione radicale tra i dem. C’è un tentativo di nascondere Renzi spingendo Gentiloni, ma non basta”.

L’intervista rivela i limiti di Bersani e anche quella del gruppuscolo che si è riunito attorno a lui. Berlusconi è una ossessione. Sembrano le parole di un ex combattente, che ancora insiste, dopo anni, su un nemico ormai sconfitto ma sempre vivo nei suoi sogni.

Emergono anche i limiti della analisi politica di Bersani e dei suoi aristocratici e snob compagni di viaggio. A riportare Berlusconi in vita non è stato Matteo Renzi, certo Renzi lo è stato molto meno di quanto lo fu Massimo D’Alema nel 1997. Quella sì fu una cosa da dimenticare. Berlusconi era finito, a terra. Grazie a D’Alema, Berlusconi tornò all’onor del mondo, ottenne la morte di un eroico tentativo di riequilibrare la pubblicità fra tv e giornali (la mano scrisse sul muro del tempio la fine dei giornali che viviamo oggi, altro che internet). Fece saltare il tavolo quando non riuscì a ottenere dal Pds la museruola alla magistratura.

Anche questa volta a riportare in favore degli italiani Berlusconi è stata la sinistra di Bersani & C.. Ci hanno convinto che la causa di tutti i nostri mali era Berlusconi, che la causa della nostra decadenza morale era il berlusconismo, tanto hanno fatto che lo hanno portato sulla porta del carcere. Ora, dopo 7 anni da quegli eventi, la loro stessa macchina propagandistica, ormai impazzita e inceppata, ci vuole convincere che nulla è cambiato, che stiamo sempre peggio, altro che le panzane ottimistiche di Renzi e Gentiloni. I più non gli credono, ma tanti di quelli che gli credono, a Bersani, votano Berlusconi ricordando che ai suoi tempi le cose non andavano poi tanto male e il peggio, inclusa l’ondata grillina, è arrivato con i Governi sostenuti dalla allegra brigata Bersani.

Ha detto Bersani:

“La legislatura si è chiusa esattamente come temevo quando nel 2013 rifiutai di guidare un governo con Berlusconi: di fronte al messaggio di disagio degli elettori, il sistema politico ha cercato di chiudere la valvola della pentola a pressione, il M5S si è chiuso a monade e ora siamo qui: i problemi di 5 anni fa si sono aggravati, e si è innestata sul malessere anche una destra regressiva”.

Pier Luigi Bersani ha espresso giudizi durissimi sui governi del suo ex partito: “Invece di dare risposte riformiste e radicali alla crisi, la legislatura ha preso la piega del Nazareno: il risultato è stato rimettere le macchioline al giaguaro Berlusconi”.

Se le forze del centrosinistra perdessero le elezioni, e fossero insieme all’opposizione, ci sono margini per una ricostruzione?, gli ha chiesto l’intervistatore Andrea Carugati. Risposta: “Noi siamo già partiti, le possibilità di ricostruire dipendono dal risultato che avrà LeU: se sarà incoraggiante ci consentirà di diventare una forza politica vera, e di innescare un meccanismo in un campo più ampio. Ma l’altra condizione è  che ci sia una riflessione profonda e radicale nel Pd. Il problema dopo il 4 marzo non è fare un governo, meno che mai con la destra, ma capire qual è la temperatura e il malessere del Paese: LeU è nata per creare una piattaforma e un progetto del tutto nuovi, una sinistra capace di ‘consegnare la merce’ alle persone, cioè dare risposte concrete a chi soffre”. Basterebbero le dimissioni di Renzi per farvi ripartire insieme? “Per me i nomi sono l’ultimo tra i temi. Se arriva un altro che ripete ‘fin qui si è fatto bene ma si può migliorare’, può anche essere il Padreterno ma non funziona”.

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