“Breast is best”? Le madri che non allattano al seno non sono peggio. Per una volta Trump…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 luglio 2018 15:13 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2018 15:13
"Breast is best"? Le madri che non allattano al seno non sono peggio. Per una volta Trump...

“Breast is best”? Le madri che non allattano al seno non sono peggio. Per una volta Trump…

ROMA – “Breast is best”, il seno è meglio, recita lo spot Oms per incoraggiare l’allattamento al seno e limitare l’uso del latte artificiale. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] E le madri che per qualche motivo indipendente dalla loro volontà non ce la fanno, o non possono? Sono madri cattive, un’altra categoria minoritaria da stigmatizzare, nemmeno fossero mucche da latte impigrite e non collaborative, non persone già provate da un inestirpabile senso di colpa.

Se poi ci mettiamo il volto truce di un Donald Trump, l’immancabile accenno alle lobby e il pregiudizio che tutto ciò che è naturale, bio, è buono e bello, allora siamo pronti a un’altra crociata antiscientifica.

Davvero è credibile l’assunto “Trump contro l’allattamento al seno” con cui è stata presentata la notizia del tentativo Usa di boicottare la risoluzione dell’Organizzazione mondiale delle sanità (Oms) che incoraggia l’allattamento al seno e limita il ricorso al latte artificiale? E’ vero, come scrive autorevolmente il New York Times, che sono state registrate pressioni e minacce contro governi debitori netti degli Usa (si cita l’Ecuador) per far cambiare loro idea, è vero che la lobby del latte artificiale americana fa il suo mestiere e che, all’insegna di “America first”, in Trump ha trovato un formidabile interlocutore.

Ma, appunto, parliamo di interessi nazionali e della difesa di quegli interessi, discutibili nel merito e nel metodo politico con cui vengono difesi: è del tutto irragionevole invece affermare che Trump è contro l’allattamento al seno. Piuttosto, sarebbe utile indagare meglio lo slogan “breast is best”. Sempre. Chi allatta dal biberon è una madre cattiva?

Spot a supporto di convinzioni più morali che scientifiche: nessuno dubita che le madri che ce la fanno optano per l’allattamento naturale (magari per tre mesi e non i non meno di sei e fino a due anni consigliati dall’Oms), ma chi può credere davvero all’evidenza “empirica” spacciata dall’Oms secondo cui i bambini allattati al seno sviluppano un quoziente intellettivo più alto? A parte il fatto che l’intelligenza, se fosse misurabile, dovrebbe intercettare il punto di incontro tra geni e ambiente, qualcuno all’Oms si è posto il problema delle donne che non ce la fanno ad allattare? O del fatto che non si può misurare (sic) la bravura di una madre dalla sua capacità mammaria?

Davvero, come è stato recentemente dichiarato dal direttore del Foods for Health Institute dell’Università della California, dobbiamo credere che sia stato il latte materno ha garantire la recente sopravvivenza della specie? Lobby per lobby, la frase è stata ascoltata al 13° Simposio sull’allattamento al seno a Parigi del 22-26 marzo scorsi, “guarda un po’, sponsorizzato da Medela, multinazionale svizzera principale produttrice di tiralatte, creme e strumenti per capezzoli e affini” (fonte Elisabetta Sirgiovanni, Il Sole 24 Ore).

Qualche anno fa proprio negli Usa usciva un libro di Suzanne Barston dal titolo lunghissimo (Bottled Up: How the Way We Feed Babies Has Come to Define Motherhood, and Why It Shouldn’t) ma dal messaggio semplice: come il modo con cui nutriamo i bambini ha finito per definire la maternità e perché non dovrebbe essere così. Perché, concordiamo, si finisce per considerare mostri egoisti madri che magari hanno problemi a conciliare lavoro e famiglia e hanno scelto una collaborazione più stretta con i loro mariti anche per nutrire il bebè.

Sempre il New York Times, a proposito dell’assurdità del dibattito biberon/seno, 5 anni fa concludeva: “Ciò che è veramente meglio per i bambini è quello che è meglio per le famiglie: la libera e incondizionata capacità di scegliere ciò che è meglio per se stessi”.