Bullismo, si può morire a 14 anni perché i compagni di scuola ti maltrattano?

di Mardy Bum
Pubblicato il 17 Luglio 2019 22:22 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2019 9:25
Bullismo, si può morire a 14 anni perché i compagni di scuola ti maltrattano?

Nella foto Sam Connor, morto suicida a 14 anni perché vittima di bullismo

LONDRA – “Muore giovane colui che al cielo è caro”. La citazione di Menandro, resa celebre da Leopardi in epigrafe del suo Amore e Morte, risuona oggi ancor più tragica e funesta alla luce di un recente fatto di cronaca che ha scosso il Regno Unito. Il suicidio di Sam Connor, 14 anni appena, che lunedì 15 luglio ha atteso l’ora di punta, all’uscita da scuola, per lanciarsi sui binari e finire travolto da un treno dinanzi agli occhi atterriti di decine di coetanei.

La tragedia si è consumata alla stazione di Chertsey, nel Surrey, ad ovest di Londra. Sam era vittima di bullismo, hanno rivelato poi alcuni suoi compagni di scuola. E la domanda che tutti si pongono ora è: si può morire a 14 anni perché i compagni di scuola ti maltrattano?

Di casi così, purtroppo, sono piene le pagine di cronaca. Così è stato in Italia per Carolina Picchio, passata alla storia come il primo caso italiano di cyberbullismo. A spingere l’adolescente nella disperazione fu la pubblicazione su Facebook di un video che alcuni coetanei avevano girato ad una festa. Quella sera, Carolina fu convinta a bere alcol. Ma dopo le risate, i suoi amici poco più grandi avevano abusato di lei mentre era incosciente e avevano filmato tutto. Quando Carolina ha visto quel video, con 2600 like e i commenti feroci a seguire è sprofondata nel baratro. Al punto da progettare il suo congedo dalla vita con estrema precisione. Ha scritto lettere d’addio e d’amore per i suoi genitori e altre d’accusa per agli “amici” di quella sera. Poi si è buttata dal balcone.

Cosa abbia spinto Sam Connor a fare altrettanto non è ancora dato saperlo. Quali oscuri pensieri possono aver attraversato la sua mente prima di porgere il suo zaino ad un amico e saltare dalla banchina? Sam frequentava una scuola cattolica salesiana a Chertsey, ma i suoi insegnanti oggi giurano di non aver mai riscontrato segnali di bullismo nei suoi confronti. Nessuna denuncia, nessun episodio di violenza.

Sam era un ragazzino “solare”, “felice”, dicono di lui. Altri lo ricordano “intelligente e popolare” ma era “preoccupato per i suoi voti alla fine dell’anno”. “Era un’anima sensibile, un ragazzino che amava scherzare. Era divertente e sarcastico con un grande senso dell’umorismo”. Così lo descrivono i suoi familiari straziati dal dolore. Sam era amato, ma forse non lo sapeva. E forse dietro a quel faccino biondo sorridente, si nascondeva un abisso che nessun ragazzino dovrebbe mai esplorare a quell’età. Un dolore che ha voluto mostrare a tutti, in una volta sola, senza voltarsi a guardare.