Buon 2 giugno. Viva la Repubblica, contro gli eredi di chi scelse il re e oggi vota Di Maio e Casaleggio

di Marco Benedetto
Pubblicato il 2 giugno 2018 10:21 | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2018 10:21
Buon 2 giugno. Viva la Repubblica, contro gli eredi di chi scelse il re e oggi vota Di Maio e Casaleggio. Nella foto: Luigi Romita, ministro dell'Interno, proclama i risultati del referendum (foto Ansa)

Buon 2 giugno. Viva la Repubblica, contro gli eredi di chi scelse il re e oggi vota Di Maio e Casaleggio. Nella foto: Luigi Romita, ministro dell’Interno, proclama i risultati del referendum (foto Ansa)

ROMA – Buon 2 giugno, questo è l’augurio di buona festa che tutti gli italiani si dovrebbero scambiare. Altro che gli insulsi [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] auguri di Buon Ferragosto o Buon qualcosaltro che ti intasano il telefonino di fastidiosi sms.

Il 2 giugno è la data fondamentale per tutti noi, il giorno in cui l’Italia ha svoltato. Più significativa del 25 aprile, che è una data simbolica in un flusso di eventi. Più del 25 luglio o dell’infausto 8 settembre. Anche del 20 settembre (che se poi i nostri padri risorgimentali, invece di inseguire il mito di Roma, l’avessero lasciata al Papa, tenendo la capitale a Torino, sarebbe stato tanto meglio. Torino è eccentrica rispetto al resto del Paese come Parigi, Londra, Berlino, Washington. Nessuno ha mai pensato di spostare le capitali di Francia, Gran Bretagna, Usa un po’ più al centro, anzi i tedeschi ce la hanno riportata pochi anni fa).

Il 2 giugno del 1946 si è compiuta in Italia la più grande delle rivoluzioni, la fine della monarchia, l’inizio della repubblica.

Di sbagliato, nella monarchia, non è tanto il processo decisionale, quanto il criterio con cui il potere decisionale è attribuito.

Abbiamo un caso sotto gli occhi ogni giorno, la monarchia inglese. La Gran Bretagna è da mille anni nelle anni di una casta di nobili che discendono da quei guerrieri normanni che se ne impadronirono nel 1066 al seguito di Guglielmo il Conquistatore. La regina Elsabetta, se risalite l’albero genealogico, ha nelle vene un po’ di sangue del grande Guglielmo. Certo, con l’espansione coloniale, con l’avvento dell’età industriale, con la globalizzazione, anche molti figli della terra hanno avuto la loro parte di potere e di ricchezza. Ma i fili ultimi del burattinaio del potere li tengono sempre in mano loro.

Con il 2 giugno, magari con l’aiutino di brogli mai confermati ma mai smentiti, è cominciata l’Italia che ha affrancato milioni di italiani dalla servitù della terra, è cominciata un’Italia che i giovani non possono nemmeno confrontare con quello che sarebbe stata sotto Vittorio Emanuele IV o Emanuele Filiberto di Savoia.

Santi brogli, mi viene da dire. Cos sarebbe l’Italia oggi se avesse prevalso il voto meridionale per la monarchia?

Che Italia consegniamo ai nostri figli? si chiedeva l’altra sera a un dibattito pubblico un attempato signore travolto dai dubbi che anni di propaganda negativa e disfattista ci hanno inculcato.

Io ricordo, perché sono nato quando ancora gli stivaletti dei soldati tedeschi (come mia madre ricordava con paura anni dopo) scandivano la loro marcia sulle strade di Genova e ho vissuto e beneficiato appieno dei frutti che la Repubblica e l’appartenenza all’impero americano ci hanno dato.

A metà degli anni ’50, il mio maestro in quarta elementare scandiva, con l’orgoglio nostalgico di una Italia proletaria e “fassista” (pronuncia di Mussolini) che stava svanendo, che oltre metà degli italiani erano contadini. Non ho mai creduto alla balla (oggi si direbbe bufala) della civiltà contadina. La terra è bassa, mi ha sempre detto Angelo, un contadino vero, cresciuto nella miseria della avaa terra di Liguria. La terra è bassa e rende gli uomini cattivi.

I figli di quei contadini oggi urbanizzati, cresciuti a dosi di Drive In, Canzonissima e propaganda di Guerra Fredda, sono la base del partito dell’odio che è la base del Movimento 5 stelle, cioè la negazione degli ideali per cui tanti come me hanno lottato, sofferto, combattuto e ancora lottano.

L’Italia è fondata sul Lavoro, ma non nel senso distorto che la pseudo sinistra del Pd e affini attribuisce oggi alla norma della Costituzione. Il lavoro è un dovere (cosa che dice anche la Bibbia), non un diritto.

Il lavoro è dignità. La repubblica italiana è fondata sul lavoro, perché i lavoratori avessero pari dignità, anzi superiore dignità, rispetto ai feudatari e ai nobili su cui si poggiava e si poggiano le monarchie, dignità che si traduce in diritti politici, primo fra tutti quello del voto. Solo con la repubblica le donne italiane hanno avuto riconosciuto il diritto a votare. Ecco perché buon 2 giugno.

La pseudo democrazia di Grillo e Casaleggio ci porterà alla rovina. Idealmente ma anche geograficamente, sono i figli e i nipoti di quelli che il 2 giugno votarono contro la repubblica. Pane e circensi era il patto che legava il popolaccio romano alla monarchia imperiale. Reddito di cittadinanza e tv è il nuovo patto su cui si fonda il successo di Beppe Grillo.

Il populismo, è scritto in altra pagina di Blitz,

“è la negazione della democrazia liberale, che si basa sulla divisione, separatezza ed equilibrio dei poteri, sulla tutela dei diritti delle minoranze e di cui il Parlamento proporzionalmente rappresentativo di tutti i cittadini, ne costituisce il motore. Per il populismo il Parlamento è, invece, una inutile sovrastruttura, il popolo è il soggetto politico e di conseguenza il diritto di governare spetta al suo rappresentante. Dal rappresentante del popolo all’autoritarismo il passo è breve. Abbiamo già vissuto, nella prima metà del XX secolo, l’esperienza dei populisti al governo: i risultati sono stati catastrofici e il mondo intero è piombato in un conflitto senza precedenti”.

Il populismo è l’estrema frontiera della democrazia, pessima imitazione della pseudo democrazia della agorà ateniese. dove poche centinaia di ricchi aristocratici dibattevano, mentre migliaia e migliaia di schiavi lavoravano nei campi e nelle miniere. Favoloso per la civiltà e per la storia delle dottrine politiche, un po’ meno se non eravate fra quelli della agorà ma schiavi in miniera.

Tutte le grandi democrazie occidentali derivano da un principio monarchico. Il sistema presidenziale americano è la monarchia inglese filtrata con dosi di oligarchia aristocratica e democrazia. Erodoto, padre della storia, fu il primo a esporre (Storie, 3.80) i pro e contro di monarchia, democrazia, oligarchia. Sono passati 2.500 anni, il successo è sempre in un giusto equilibrio di forze e poteri contrapposti.

La monarchia ha il pregio della efficienza. Le aziende sono forme di governo monarchico. Quando negli anni ’60 in Yugoslavia sperimentarono le cooperative, fu un fallimento. Le cooperative italiane, rosse o bianche, sono forme di gestione monarchica anche loro. Il padrone sta a monte (il partito), non a valle. Le cooperative in cui il potere era effettivamente nelle mani dei lavoratori, sono, nella mia esperienza, limitata ma diretta, tutte finite.

Le aziende sono forme di governo monarchico ma il punto non è nella struttura, è nella legittimazione di quel potere. Nelle aziende la base del potere è negli azionisti, nella democrazia moderna è negli elettori. Ma non nella piattaforma Rousseau, bensì in un sistema elettorale di secondo grado, dove i cittadini designano un presidente ma non lo eleggono, perché l’atto formale è affidato a una assemblea di grandi elettori. Il sistema si prestò a delle porcherie, ma funziona certo meglio che nel resto del mondo.

Le teorie politiche dei Casaleggio sono un po’ un rehash di idee nate agli inizi di questo millennio sull’onda di internet. C’è un libro fondamentale, Vote.com, di Dick Morris, che fu consigliere di Bill Clinton e finì in un mezzo scandalo. In America non lo presero sul serio.

In Italia non c’è molta differenza fra una parte di noi che votò monarchia e quella base elettorale che sostiene la monarchia in Cambogia. Vedremo dove ci porteranno. Non sarà tutta colpa loro. Se prendono tanti voti  è perché l’Italia è incartata da 20 anni, non funziona niente, la burocrazia soffoca tutto, il patto scellerato fra Berlusconi e D’Alema ci ha ridotto così.

Ma al peggio non c’è mai fine, diceva un vecchio giornalista siciliano. Il peggio ha appena avuto inizio.