Italians do it better. Candy torna a casa, oggi sono i cinesi a delocalizzare: a Brugherio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Dicembre 2019 15:12 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2020 14:40

Candy, la proprietà cinese delocalizza in Italia

ROMA – Candy torna a casa. E la notizia non poteva essere più dolce per la produzione industriale italiana. Un segnale che restituisce speranza e orgoglio alla manifattura nazionale che resta pur sempre la seconda d’Europa. Una sveglia, ci si augura, alla politica in particolare e alla pubblicistica in generale: siamo bravi, basta piagnistei. Sette anni fa la famiglia Fumagalli si arrese alla logica del declino delocalizzando la produzione di lavatrici in Cina per salvare il salvabile. Un anno e mezzo fa il colosso asiatico degli elettrodomestici Haier l’acquistò per 475 milioni di euro.

Ci sono voluti 18 mesi perché i dirigenti dagli occhi a mandorla decidessero per l’impensabile (impensabile per una certa atavica propensione all’autocommiserazione). In controtendenza, sono loro che alla fine hanno deciso di delocalizzare: a Brugherio in Brianza, dove tutto è nato. Dove le lavatrici si fanno meglio. Perché nel frattempo, forse, stiamo reimparando a produrre meglio e a costi concorrenziali. 

Intanto si inizia con 100mila lavatrici l’anno, poi si vedrà. E’un fatto di intelligenza logistica: sono fatte per il mercato europeo, che senso ha produrre le lavatrici dall’altra parte del mondo? Dice, perché la manodopera costa molto meno. Quanto meno? Al momento, segnala Dario Di Vico sul Corriere della Sera, “il costo del lavoro rispetto a Pechino si è ridotto a 1:2,5”. Ma vuoi mettere competenze ed esperienza italiche.

La congiuntura favorevole – e non ce ne eravamo accorti – vale anche per quanto riguarda lo spread con i paesi dell’Europa orientale, fosse mai che siano alla fine di un ciclo vincente anche loro. Sempre Di Vico è costretto a sperare che anche al governo e al dormiente ministero dello Sviluppo se ne accorgano invece di cullarsi in improbabili sogni di nazionalizzazioni fuori tempo e fuori corso. Che poi l’unica via per invertire la rotta sui conti pubblici resta sempre quella. Produrre di più per galvanizzare il denominatore stanco nel rapporto debito/Pil. Scorciatoie non ne esistono, in Cina Confucio lo diceva 2500 anni fa. (fonte Corriere della Sera)