Carcere per i giornalisti mai più? Trappole e bavaglio dietro i miti

di Marco Benedetto
Pubblicato il 1 Giugno 2020 6:13 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2020 22:15
Carcere per i giornalisti mai più? Trappole e bavaglio dietro i miti

Carcere per i giornalisti mai più? Trappole e bavaglio dietro i miti. nella foto: Alberto Bergamini. Era inviso a Mussolini e l’Albo dei giornalisti lo radiò

Carcere mai più per la diffamazione e i reati d’opinione. Nobile proposito ma attenzione a non farne un velleitario impulso che farà più danni che bene. Martella, Giulietti, Lorusso, stateci attenti. Se l’abolizione del carcere porterà a multe iperboliche e consegnerà i giornalisti all’inquisizione dell’Ordine, meglio il carcere dove ormai non vanno quasi nemmeno gli assassini.

Mi domando se Martella, Giulietti e Lorusso hanno davvero letto il ddl. 812 firmato dal sen. Giacomo Caliendo. Ricalca le vecchie norme, sostituendo il carcere con multe che partono da 5 mila euro, sostano a 25 mila, arrivano, tanto per gradire, a 50 mila.

Anche gli editori, Fieg e Uspi, sembrano patire un loro lockdown. Invece di questi tempi, botte da 20 mila euro dovrebbero pesare anche per i grossi. Per molto meno mettono in cassa integrazione un impiegato.

Ho appena ricevuto una richiesta di risarcimento da quasi un milione per avere pubblicato il nome di un impresentabile a detta dell’Antimafia. Fra i danni vantati, c’erano le “mancate opportunità” derivate dalla mancata candidatura.

Siamo in un mondo dove le migliaia di euro volano come coriandoli.

La cosa strana che la legge vale solo per le testate online registrate in Italia. Ma avete cognizione della vastità e complessità del mondo internet.

Se scrivo su Blitz che Marco ruba, mi aspettano multe e anche la sospensione dall’Ordine, con conseguente impossibilità di continuare a fare il giornalista e quindi di percepire uno stipendio.

Se lo faccio su un sito registrato all’estero, o su Facebook o su Twitter, se leggo bene il ddl Caliendo, non mi succede nulla.

Non voglio annoiarvi con i dettagli. Mi ha colpito però un particolare, quello delle rettifiche. Ne saremo sommersi, come già siamo sommersi dagli effetti del diritto all’oblio. 

Ora la Corte di Cassazione ci ha messo una pezza. Ma nel caso di specie, bastava patteggiare, dopo avere rubato, per ottenere l’oblio.

Per la rettifica, il ddl Caliendo, prevede non solo la pubblicazione senza se e senza ma. Devi anche farlo entro 2 giorni, se no…e giù botte. Basta che la richiesta di rettifica venga fatta partire di venerdì sera via pec. E giornali on line come il nostro, che non dispongono di segreterie operanti 7/7 sono belli e panati.

“Il carcere per i giornalisti va abolito”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Andrea Martella, nel corso di un incontro con il segretario generale e il presidente della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

Martella, informa la Fnsi, sindacato unitario dei giornalisti, “ha ribadito la necessità, più volte manifestata in numerose dichiarazioni pubbliche, di una riforma organica del settore che preveda anche l’abrogazione del carcere per i giornalisti e il contrasto alle querele bavaglio. Di qui, l’auspicio che si concluda in fretta l’iter parlamentare per la cancellazione del carcere e l’approvazione della norma di contrasto alle querele bavaglio”.

Belle parole, begli ideali. Ma prima delle querele bavaglio, contro cui da anni Giulietti conduce una sacrosanta battaglia, viene la legge bavaglio tout-court. Ai bei tempi di Berlusconi, qualcuno reagiva, andavano in strada con i post-it sulla bocca. Chi si agita ora per Caliendo?

Viene il dubbio che Berlusconi fosse l’obiettivo, non la libertà di manifestazione del pensiero.

Ora tutti sperano che

“nell’udienza fissata per il 9 giugno prossimo, la Corte Costituzionale possa ritenere fondata l’eccezione di incostituzionalità sollevata dal Sindacato unitario giornalisti della Campania, contraria al mantenimento della pena detentiva per i cronisti.

Hanno dichiarato Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti:

“La dichiarazione di incostituzionalità del carcere per i giornalisti sarebbe un atto di civiltà per l’Italia. Una battaglia che la Fnsi porta storicamente avanti in tutte le sedi, in Italia e in Europa”.

Belle parole, ma la realtà è un’altra. In attesa dell’udienza,  il 31 marzo 2020, come rivela l’Associazione stampa romana,

“due avvocati dello Stato in rappresentanza proprio della Presidenza del Consiglio avevano chiesto alla Corte Costituzionale di respingere le eccezioni di legittimità sollevate dal tribunale di Salerno e quindi di confermare il carcere per i giornalisti in caso di condanna penale definitiva per diffamazione a mezzo stampa.

“E ciò nonostante 2 sentenze della CEDU – Corte Europea per i Diritti dell’Uomo: la prima del 24 settembre 2013 relativa al giornalista Maurizio Belpietro contro Italia e la seconda e più recente del 7 marzo 2019 relativa al giornalista Alessandro Sallusti contro Italia”.