Cecile Kyenge. Calderoli e la “donna-scimmia” di Lidia Ravera

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Luglio 2013 17:26 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2013 18:35
Cecile Kyenge. Calderoli e la "donna-scimmia" di Lidia Ravera

Cecile Kyenge. Calderoli e la “donna-scimmia” di Lidia Ravera (foto LaPresse)

ROMA – L’oltraggioso Calderoli, il volgare Calderoli, il razzista Calderoli…Si sarebbe dovuto scrivere qualcosa di diverso a proposito? Quale giustificazione? Dal momento che gli insulti a Cecile Kyenge sono irredimibili (si dimetta o meno Calderoli) a chi ha un conto in sospeso con il dominio del politicamente corretto e con la doppia morale dei sinistri, non resta che setacciare ogni passo falso, ogni caduta di stile precedente di chi oggi si erge a censore sbrigativo e assoluto del povero diavolo caduto nelle loro grinfie.

Sembra questa l’intenzione di Luigi Mascheroni su Il Giornale quando “scopre” che Maria Luisa Agnese, giornalista del Corriere della Sera, paragonò il viso di Giorgia Meloni a E.T. e che Lidia Ravera s’inventò la categoria della “donna-scimmia” per attaccare l’odiata guerrafondaia, ma di colore, Condoleeza Rice.

Lidia Ravera, pasiona­ria della Contestazione, scrittri­ce e giornalista, femminista stori­ca e fresca assessore alla Cultura nella Regione Lazio di Zigaretti, su l’Unità del 25 novembre 2004 firmò un pezzo violentissimo contro Condoleezza Rice, segre­taria di Stato di Bush junior, e di colore: «Condoleezza, con quel­le guancette da impunita, è la “li­der maxima” delle donne-scim­mia […] In quanto pacifista con­trariaalla politica estera di Bush mi sparerei un colpo. In quanto femminista lo sparerei diretta­mente a lei, il colpo, … “con dol­cezza” ».

Molto divertente quando mette in un unico sacco i commentatori “bravini, perfettini, severgnini e gramelli­ni”, Mascheroni è meno convincente quando mette le mani avanti: prima ricorda come Calderoli abbia sbagliato anche perché presiede una carica istituzionale ecc… poi mena a casaccio dall’altra parte (un po’ come, dispiace dirlo, chi argomenta cominciando la frase con il classico io non sono razzista ma).

Solo per stigmatizzare “Quella sinistra chic con licenza d’insulto” e non, ovviamente, per affacciare l’idea che in fondo così fan tutti, chi più chi meno, chi prima chi dopo. Sarà. Ma dal momento che è lo stesso Mascheroni a ricordare che Calderoli è doppiamente colpevole perché è anche vicepresidente del Senato, cosa c’entrano Agnese e Ravera? Ancora con questa storia del “radical chic”: è più grave sostenere la causa di attivisti neri o dare loro delle scimmie?