Coronabond, perché i tedeschi ci odiano? Guardate questo film e capirete

di Sergio Carli
Pubblicato il 30 Marzo 2020 11:03 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2020 12:07
Coronabond europei, perché i tedeschi ci odiano? Guardate questo film e capirete

Coronabond, perché i tedeschi ci odiano? Guardate questo film e capirete

Coronavirus e coronabond: è l’occasione che i tedeschi aspettavano per spezzare le reni all’Italia. Guardate questo film e capirete di che pasta sono fatti. Nel film sono ritratti i genitori e i nonni dei tedeschi di oggi. Ma quella è la discendenza.

Il film si intitola “Triumph des Willens”, il trionfo della volontà. Lo ha girato Leni Riefenstahl, amica personale di Hitler e regista ufficiale dei nazisti. La Riefenstahl morì nel 2003, a 101 anni di età. Pochi mesi prima si era sposata con un “giovanott” sessantenne, di 40 anni più giovane.

Che un personaggio organico alla propaganda del regime come la Riefenstahl sia passato indenne attraverso purghe e processi dà un’idea della profondità con cui i tedeschi si sono denazificati.

E le immagini di questo film ne danno una ragione. Il nazismo non fu dittatura di minoranza, ma movimento di massa. 

Hitler non ebbe bisogno della parodia della marcia su Roma, come il suo modello Mussolini, per andare al potere. Diventò cancelliere, cioè primo ministro, per via elettorale. Diventò presidente della repubblica per acclamazione popolare, alla morte per vecchiaia di Hindenburg.

Guardate il film, guardate anche solo le immagini dei primi minuti. Non abbiamo davanti alla telecamera una sparuta minoranza di pazzi esaltati. È un popolo esaltato sì ma festante, ci sono tutti ad applaudire i nuovi capi del nuovo regime, nomi che poi diventeranno sinistramente famosi in tutto il mondo come Borman, Goering, Goebbels.

Parla Fritz Todt, organizzatore di lavori forzati e non, che arrivò a impiegare un milione e mezzo di schiavi. Parlano il capo dei sindacati operai nazisti e di quelli dei contadini. Alla disoccupazione di massa della grande depressione subentrava la piena occupazione.

La file di tende del campeggio dei giovani nazisti, con rancio a base di wurstel e pentoloni di sbobba di brodo e spaghetti scotti, danno un esempio plastico della capacità organizzativa dei tedeschi. 

Il film è del 1935, il raduno nazista di Norimberga che il film ritrae è del 1934. In un certo senso sembrano le prove generali dei campi di sterminio.

Quella stessa capacità organizzativa avrebbe dato il meglio, fortunatamente a fini ben diversi, dopo la guerra, nella ricostruzione della Germania. Funzionò meglio a Ovest, ma anche la repubblica “democratica” dell’Est diede buona prova, con la futura repubblica Ceca, fra i poveri paesi del Patto di Varsavia.

I figli e i nipoti di quei giovanotti alteri e impettiti sono quelli che oggi vorrebbero l’Italia in ginocchio ai loro piedi.

Non hanno conosciuto il nazismo. Anzi ne temono un ritorno e sanno, per esperienza dei loro avi, che il caos economico e finanziario portano alla dittatura. Per questo sono così fanaticamente terrorizzati dal disordine e dalla inflazione.

Ma sono prima di tutto tedeschi: razza pura, razza superiore. Hanno in casa milioni di italiani, turchi, russi, ucraini, polacchi. Ma sono, siamo razza inferiore. Noi italiani siamo un gradino sotto, due volte traditori, nel 1915 e nel 1943.