Tornate alle città-stato! L’ingiunzione a Roma e Atene sul Wall Street Journal

Pubblicato il 13 luglio 2012 12:03 | Ultimo aggiornamento: 13 luglio 2012 12:03

ROMA – Non sempre i dotti affreschi storiografici producono analogie e paragoni spendibili nel presente. E’ credibile, come pretende il Wall Street Journal, descrivere la congiuntura che attanaglia nazioni come Italia e Grecia, mettendola a  confronto con la fortuna delle città-stato di epoca rinascimentale e il boom economico delle polis elleniche 500 anni prima di Cristo? Nella perorazione a favore delle città-stato Marcia Christoff Kurapovna riesce nell’impresa, liquidando l’esperienza unitaria che ha portato alla creazione dei due stati come il risultato di aspirazioni romanticheggianti contrarie di fatto ai modelli ideale dell'”economic-man” rinascimentale e della “virtù attiva civica” . Firenze, Milano, Venezia, Lucca, ma anche Atene, Corinto, Tebe, quelli sì che sono fulgidi esempi di dinamismo economico, che l’Europa dovrebbe prendere a modello!

L’excursus storico/economico non tralascia di menzionare Burckhardt e gli umanisti toscani: alto podio dal quale riversare vecchi pregiudizi e improbabili confronti. Le città stato erano dinamiche, Venezia iniziò la sua ascesa perché fu forzata a competere con Genova e Milano: indiscutibile, ma cosa c’entra con il presunto atteggiamento punitivo e vessatorio della nazione Italia contro la provincia autonoma del Sud Tirolo? A parte che si chiama Alto Adige, un’analisi puntuale del rapporto tra centro e periferia, stato e autonomie presuppone un ragionamento un po’ più articolato di un panegirico approssimativo su bei tempi andati delle città stato.

L’Alto Adige è la regione più prospera d’Italia e d’Europa, disoccupazione zero, un Pil più alto del 30% della media nazionale: Roma vessa questa regione appropriandosi del 10% del suo budget, 500 milioni di euro. Conosce la signora Kurapovna le condizioni storiche dell’annessione del sud Tirolo, le condizioni economiche di favore accordate negli anni alle regioni a statuto speciale, il fiume di denaro, gli sgravi fiscali ecc..?  No, ma in ogni caso discetta della nostra (di Italia e Grecia) “dark age”, la nostra epoca oscura al cospetto della gloria perduta. Il guaio è che “The case for the City-State” è finito sull’autorevolissimo Wall Street Journal. Nella rubrica delle opinioni, certo: ma il livello rasenta il ridicolo, un po’ come la nostalgia coatta di un tifoso della Curva Sud che si fa tatuare un gladiatore sul braccio per ribadire la continuità con Roma imperiale. Bei tempi!

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