Crisi e ripresa che non c’è: fisco che uccide, miti sindacali. Futuro? Argentina

Pubblicato il 18 Maggio 2014 7:59 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2014 20:19
Crisi e ripresa che non c'è: fisco che uccide, miti sindacali. Futuro? Argentina

Cesare Damiano: vecchi miti e modelli sindacali

Crisi, recessione che continua e ripresa che non si vede.

Che cosa lega queste notizie?

1. I consumi delle famiglie non rialzano la testa.  Dopo la ‘gelata’ per il calo del Pil, è Unioncamere a tratteggiare la strada in salita della ripresa italiana: -3,7% è il dato del trimestre gennaio-marzo per le aziende del settore commerciale e -2,6% per quelle dei servizi, rispetto allo stesso periodo 2013. E non si intravedono miglioramenti almeno fino all’estate. Per i due terzi delle imprese commercio e i tre quarti degli altri servizi la situazione non migliorerà nel secondo trimestre.

2.  Il presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano ha detto:

“La legge Delega sul lavoro dovrà definire alcuni importanti capitoli: il primo è il contratto di inserimento a tempo indeterminato che dovrà garantire ai giovani assunti, superato il periodo di prova, di avere tutte le tutele, compreso l’articolo 18. Accanto a questa scelta si dovrà affrontare il disboscamento delle forme di assunzione più precarie, come aveva cominciato a fare il Governo Prodi. Infine, l’introduzione in via sperimentale di un compenso orario minimo non dovrà cannibalizzare i contratti nazionali di lavoro. Si tratta di una norma molto utile per chi non ha un contratto di lavoro di riferimento (il lavoro a progetto) e per effettuare calcoli standard per lo scorporo del costo del lavoro dal massimo ribasso degli appalti”.

3. La demenziale politica fiscale del Governo guidato da Mario Monti ha fatto sparire fra il 2011 e il 2014 oltre 40.000 “diportisti”, gente che commetteva il peccato mortale di avere una barca, piccola o grande. Conseguenza ne è stata la perdita di posti di lavoro fino ad oltre 11.000 unità e ad un gettito fiscale per le casse dell’erario fino a 393 milioni di Euro, considerando l’IVA e le accise sulla spesa del diportista, imposte, tasse e contributi relativi ai posti barca e l’IVA sulla vendita di unità da diporto.

Il fatto che l’Italia è un Paese che va al rovescio, dominato dalla demagogia e dai descamisados, ucciso dal fisco, sempre più avvitato sul modello Argentina di Peron, dove una classe dirigente di incapaci si è trasferita nel campo di un gruppo di conquistadores giovani e incompetenti.

L’Italia è un Paese sempre più marginale segnato però da 70 di guerra calda e fredda. Dissolta la Dc, hanno mandato Berlusconi a pacificarla e questo è sempre meglio di Pinochet, Ora che anche Berlusconi si sta squagliando come il suo fard, hanno mandato Matteo Renzi. Prima c’era il pericolo comunista, ora c’è Beppe Grillo: il Sistema non poteva accettare il primo, non può accettare il secondo.

Una volta, con l’Armata Rossa alle porte, ci trattavano con delicatezza e ci facevano ricchi, con i nostri debiti che ora ci chiedono indietro col fiscal compact.

Ora siamo come un qualunque Paese dell’America Latina e anche Renzi ci deve andar bene.