Trump, non solo social, catena di riviste popolari controllata dal suo amico. Ex dipendente: “Ha diffuso notizie false su Hillary Clinton e Obama”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 giugno 2018 6:00 | Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2018 9:59
donald trump pecker

David Pecker pro Trump, ex dipendente: “Ha diffuso articoli falsi su Hillary Clinton e Obama per favorirlo”

ROMA – Quando David Pecker, ferreo sostenitore di Donald Trump, il 15 giugno scorso ha acquistato 13 settimanali di gossip per adolescenti dalla Bauer Publishing, per un valore di 80 milioni di dollari, la transazione ha permesso a Pecker, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Ceo di American Media Inc. editore del National Enquirer, Us Weekly, Star, Globe, OK! e Radar Online di mettere all’angolo il mercato dei giornalismo scandalistico.

L’acquisizione da parte di AMI delle riviste In Touch, Life & Style e Closer di Bauer ha al contempo premiato il 45° presidente USA: un controllo efficace del motore della cultura pop che lo ha portato alla Casa Bianca e che potrebbe benissimo farlo rimanere.

“Pecker ha ripetutamente usato i suoi brand per spezzare una lancia a favore dell’amico Trump”, ha sostenuto Larry Hackett, ex redattore di People sul New Daily australiano. People, insieme a EW, è l’unica rivista della nazione, incentrata sulla celebrità, che non possiede Pecker, con il resto delle riviste di Time Inc., recentemente acquistate da Meredith.

“Ha diffuso articoli falsi su Hillary Clinton e Barack Obama senza tener conto della realtà”, ha continuato Hackett. “È già deplorevole che si tratti di una o due pubblicazioni ma ora ha il controllo di riviste i cui lettori sono circa 38 milioni, un monopolio virtuale puntato sugli acquirenti dei supermercati e Walmart. Cosa gli impedirà di usare quelle testate per lanciare attacchi infondati ai nemici politici di Trump, ai suoi critici di Hollywood, agli immigrati indesiderati?”.

Dylan Howard, 36enne compagna di Pecker, è chief content officer di AMI, un’importazione australiana. Jerry George, ex capo ufficio di Los Angeles che ha trascorso 28 anni al tabloid scandalistico dopo essere stato assunto dal fondatore, Generoso Pope Jr., al Daily Beast ha dichiarato che mentre Pope lo “lasciava in pace a svolgere il suo lavoro quando Pecker prese il potere alla fine degli anni ’90, tutto è cambiato. E’ stato evidente fin dal primo giorno. E’ arrivato l’editto che su una pubblicazione American Media non poteva apparire nessuna storia negativa su Trump”.

In effetti, Trump un tempo era il bersaglio preferito di The Enquirer, materiale per titoli come “Beccato! Trump e la sua amante”, “L’amante di Trump lo tradisce con Tom Cruise” e “L’amante di Trump è incinta”, un riferimento alla ex moglie Marla Maples.

In altre parole, l’Enquirer possedeva un ricco archivio di materiale Trump, hanno detto gli addetti ai lavori AMI che hanno parlato a condizione di rimanere anonimi, che avrebbe potuto essere riesumato e pubblicato nuovamente, ma non è stato fatto.

L’amicizia tra Pecker e Trump, se davvero sincera o puramente economica, risale a ben prima del 1999, quando l’ex contabile, figlio di un muratore del Bronx, fu nominato amministratore delegato di AMI come parte dell’acquisto della Evercore, società di investimenti, insieme alla proprietà principale Enquirerits, per 767 milioni di dollari.

L’impazienza di Pecker di aiutare Trump e i suoi tirapiedi, che lo hanno già messo nel mirino degli investigatori federali e gli è valso un mandato di comparizione nell’indagine sull’ex avvocato del presidente, Michael Cohen, lo ha spinto a spendere il denaro di AMI per pagare i vari accusatori così da eliminare storie negative (la pratica nota come “fare fuori”).

Sotto Pecker, l’Enquirer ha interrotto la sua tradizione indipendente e sostenuto Trump nella corsa alla nomination repubblicana con il titolo “Trump deve essere presidente!”.

“Secondo la mia esperienza, come azienda vivono alla giornata e non hanno un grande flusso di cassa”, ha continuato Jerry George. “Di certo non è più un organo d’informazione. Sta diventando la Pravda”.