Decreto dignità, meno contratti a tempo non fanno più contratti stabili. E giovani sempre più precari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2019 11:08 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2019 11:08
Decreto dignità, meno contratti a tempo non fanno più contratti stabili. E giovani sempre più precari

Decreto dignità, meno contratti a tempo non fanno più contratti stabili. E giovani sempre più precari

ROMA – E’ presto per dire che la guerra senza quartiere al precariato lanciata dai 5 Stelle è persa in partenza, ma i primi dati veri sull’applicazione pratica del decreto dignità su novembre 2018 forniti dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, sono tutt’altro che incoraggianti. Diceva Di Maio che l’introduzione di nuovo paletti e vincoli ai rinnovi dei contratti a termine avrebbe indotto le imprese ad assumere stabilmente: la verità è che si è raggiunto l’obiettivo di diminuire i contratti a tempo determinato, ma non si assiste parallelamente alla loro trasformazione in contratti a tempo indeterminato, piuttosto sono in aumento le domande di disoccupazione.

Gli 88,5mila nuovi contratti permanenti meritano di essere osservati attentamente: sono diminuiti parecchio rispetto ai 114 mila di ottobre e sono pericolosamente vicini agli 86 mila di novembre 2017 dell’esecrato jobs act. Poco meno di 44mila le stabilizzazioni, mentre a ottobre erano state quasi 55mila. Anche il saldo positivo delle assunzioni totali (+325.000, + 5% rispetto allo stesso periodo del 2017) a guardare bene, non è così esaltante: ad aumentare nello stesso periodo sono le cessazioni (licenziamenti e dimissioni), in aumento dell’8,8% rispetto allo stesso periodo 2017. 

Gli under 40 occupati con contratto a tempo determinato hanno sfondato la soglia dei due milioni nel terzo trimestre nel 2018: sono 2.041.000, il 27% in più rispetto allo stesso periodo del 2016, e rappresentano quasi i due terzi del totale.

“Da quando si è insediato il Governo (maggio 2018) ci sono 122mila occupati a tempo indeterminato in meno (da 14,928 milioni di maggio ai 14,806 di dicembre) e 84mila lavoratori precari in più”, spiega Marco Leonardi, docente di Economia alla Statale di Milano e consulente del Governo Renzi. Critica interessata? Non esattamente. “Quello che emerge con evidenza è che la nostra economia è indebolita e questo rallenta le assunzioni a tempo indeterminato, mentre crescono quelle a termine e il lavoro autonomo”, avverte Francesco Daveri, ordinario di politica economica all’Università di Parma e docente alla Sda Bocconi.

Non sono uggie da professoroni e la stagnazione economica in corso di certo non aiuta, non si crea lavoro per decreto legge, non è una passeggiata uccidere bestie come la povertà e il precariato nemmeno per i volenterosi grillini. Che, senza darlo troppo a vedere, si sono accorti anche loro che qualcosa non torna nel mercato del lavoro: il dirottamento verso le imprese del reddito di cittadinanza, vista l’esigua differenza tra le due forme d’incentivo alle assunzioni stabili e a termine, cos’è se non un tardivo ripensamento? Chi impedirà alle imprese di passare da un neoassunto all’altro?